Voice Dialogue: cos’è e com’è utilizzato nel coaching

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Un articolo intitolato ”The state of play in coaching today” scritto da Anthony Grant ed altri Colleghi della University of East London pubblicato nel 2010, riporta una classificazione del coaching in base alle sue applicazioni.
Tale suddivisione divide il coaching in:
– Skill Coaching
– Performance Coaching
– Devolepmental Coaching.

Skill coaching: tratta competenze quali: public speaking, comunicazione, negoziazione e capacità di vendita.
Performance coaching: riguarda il miglioramento di performance in un tempo ben definito.
Il terzo è il Developmental coaching ed è su quest’ultima suddivisione che vorrei ci soffermassimo. Si riferisce ad un potenziamento delle abilità del Coachee nel saper accogliere ed accettare le sfide professionali e personali con successo attraverso una più approfondita consapevolezza di se stesso, della relazione con gli altri e dei sistemi che lo vedono coinvolto. 
Questo tipo di coaching lavora su più livelli: emozionale, valoriale e dei bisogni. Prevede la creazione di un ambiente di piena fiducia in cui il coachee possa esplorare liberamente i livelli, dove quindi la fase di esplorazione è favorita ed ampliata.
Ed è in questa fase di esplorazione, in questo tipo di coaching che si inserisce Voice Dialogue.   

Che cosa è Voice Dialogue?
Voice Dialogue è un metodo creato, dopo più di dieci anni di ricerche approfondite, da Hal e Sidra Stone, due coniugi, psicologi Americani. Questo metodo si applica alla teoria della Psicologia dei Sé. La teoria dei Psicologia dei sè si basa sull’analisi che dentro di noi ci sono diverse sub-personalità (vedi Jung, Berne- transazionale, Psicosintesi, Virginia Satir).

Che cosa sono queste sub-personalità?
Sono GRUPPI di emozioni, pensieri e comportamenti che creiamo a seconda dell’ambiente in cui cresciamo. Cresciamo in un determinato contesto e questo condiziona il nostro modo di pensare, vivere e agire.  Questo crea Parti primarie dentro di noi che formano la nostra Psicologia dei Sé.

Quando le persone si rendono consapevoli di questi Gruppi di Sub-Personalità che cosa ottengono da questa scoperta?
E’ molto difficile diventare consapevoli di questi Sé perché generalmente tendiamo ad identificarci con solo alcuni di loro. Quando siamo completamente identificati con alcuni nostri sé ignoriamo completamente l’esistenza di altri Sé dentro di noi. Il primo compito è diventare consapevoli di queste Sub-personalità Primarie che governano la nostra vita. Dobbiamo quindi separarci da loro per abbracciare tutte le nostri Parti – Prendere spazio. 

Che cosa vuol dire abbracciare tutte le nostre parti?
Significa che mentre ci identifichiamo con Sub-personalità Primarie, le parti opposte alle Primarie vengono rinnegate. Per esempio una delle Parti in cui molti di noi possono identificarsi è la Parte che ci fa FARE le cose. Corriamo, facciamo, non riusciamo a stare fermi neanche in ferie. Le agende piene, lamentiamo mancanza di tempo e quando ne abbiamo lo riempiamo facendo altre occupazioni. Questa Sub-personalità primaria, il FARE, porta inevitabilmente uno sbilanciamento sulla Parte dello STARE- ESSERE:  stare semplicemente senza fare. Per alcuni è inimmaginabile questa polarità, eppure più si alza il nostro Fare più si alza il nostro bisogno di stare-essere. In questo periodo, per esempio, vediamo emergere il bisogno di molte persone di seguire percorsi di meditazione, di contemplazione o corsi sulla mindfulness proprio per questa necessità di bilanciamento.    

Dove vanno tutte quelle sub-personalità che non vengono usate o rinnegate?
Tutte le nostri Parti non spariscono, vanno nei sogni, nelle intuizioni, nelle malattie o in comportamenti tanto più inaspettati e imprevedibili quanto più è rinnegata quella Parte. La misurazione di quanto è rinnegata una Parte o sub-personalità è la forza con cui giudichiamo gli altri o noi stessi, o la forza con cui siamo attratti da certe Persone e non da altre, la forza con cui rifiutiamo gli altri. Lì ci sono segnali molto forti di Sub personalità rinnegate.  

Se abbiamo Parti Primarie che governano la nostra vita e parti opposte rinnegate che cosa propone Voice Dialogue?
Voice dialogue è un metodo, un processo attraverso il quale la Persona in un ambiente protetto e facilitato possa sperimentare, vivere sia le sue Sub personalità Primarie che conosce bene sia le Sub personalità rinnegate. Grazie a Voice Dialogue impariamo a separarci da quei Sé con cui ci siamo identificati e abbracciare/integrare quelle parti di noi che sono state rinnegate durante la nostra crescita.

Come?
Vivendole e facendo esperienze di entrambe. A quel punto la Persona o Coachee può   iniziare un processo di consapevolezza che Hal e Sudra Stone chiamano l’IO CONSAPEVOLE in cui l’individuo gradualmente riesce a vedere le due sub-personalità ad abbracciarle integrandole. Quando sviluppiamo L’Io consapevole ci posizioniamo fra due nostre polarità: il nostro sé Primario e quello rinnegato. Quindi l’Io Consapevole non è uno stato ma è un processo sempre in divenire.  La chiarezza di noi stessi che acquisiamo nel processo di dis- identificazione con i nostri Sé.

Che cosa è veramente il potere di Voice Dialogue?
La separazione dai propri sé Primari e la scoperta dei Sé rinnegati crea una rivoluzione a livello di coscienza difficile da immaginare. Le persone sentono un senso di libertà piena, sentono un profondo senso di scoperta di nuove risorse mai immaginate prima. Un senso di uscire dalla prigione in cui i loro Sé Primari li hanno costretti. E’ Creazione di Risorse – quindi coaching.

Che cosa lega Voice Dialogue al coaching?
Senz’altro la creazione di risorse, un senso profondo di scelta consapevole. Usando il Voice Dialogue nelle sessioni i coachees vivono un salto di consapevolezza molto forte che crea un cambiamento immediato e profondo che si traduce subito nei comportamenti agiti. In  loro si sviluppa una visione più allargata delle proprie risorse ed un senso di libertà pieno. Di scelta piena. Inoltre durante la facilitazione del processo di Voice Dialogue il coach mette in atto le competenze ICF quali: Creazione di Fiducia, Presenza, Ascolto attivo, Comunicazione diretta, e creazione di consapevolezza.
Per esempio? Non c’è processo di Voice Dialogue se non con un ascolto profondo che esplori  le emozioni, il tono della voce, le pause, i silenzi e i comportamenti delle singole sub-personalità del cliente.
Esattamente quelli che sono i markers ICF? Esattamente. Voice Dialogue è esperienza e solo vivendolo se ne comprende la potenza. Mi auguro che parlandone più persone possano sperimentare questo metodo.  

Chi possono essere le persone interessate a vivere questa esperienza? Chiunque abbia da trattare temi in cui sente che fa fatica a prendere decisioni, a sciogliere un conflitto, a relazionarsi meglio con altre persone, sia in ambito aziendale che personale. La gamma delle persone a cui si rivolge Voice Dialogue è ampissima perché i temi su cui lavora sono quotidiani/aziendali.

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2 thoughts on “Voice Dialogue: cos’è e com’è utilizzato nel coaching

  1. Guglielmo

    Buongiorno.
    cortesemente desidero informazioni dettagliate su questo corso. ho già inviato una mail ma senza avere riscontri. sto decidendo il budget formazione per il 2015 e devo pianificare i calendari.
    certo di un sollecito riscontro saluto cordialmente
    guglielmo t.

    Reply

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