Cosa ci siamo portati a casa dal World Game

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Sabato 31 ottobre, presso l’acquario di Roma, si è tenuto per la prima volta in Italia il World Game, un movimento fondato da Marilyn Atkinson, che ha l’intento di creare una svolta decisiva nella consapevolezza globale.

La stessa Marilyn ci ha raccontato come il World Game si prefigga di coinvolgere tutti coloro che vogliono giocare un ruolo attivo per il futuro e insieme realizzare progetti con una visione a lungo termine per il benessere del pianeta.

Attraverso il World Game si arriva a scoprire che siamo tutti un NOI/WE, nell’unicità e allo stesso tempo unità, indipendentemente da età, sesso, razza, religione, confini, sistemi politici, storia o occupazione. Il World Game è il gioco che tutti possono giocare, incoraggiando, impegnando e sostenendo individui e organizzazioni a livello mondiale per raggiungere “Il Tipping Point di coscienza” del nostro pianeta, il vero “punto di svolta” che ci permetterà di percorrere una strada nuova, più consapevole e più responsabile riguardo alle nostre azioni e all’effetto che esse hanno su ognuno di noi.

E’ stata un’esperienza interessante perché ci sono stati momenti di ispirazione condotti da professionisti diversi: sociologi, professori universitari, coach sportivi e poi momenti di workshop che avevano temi e tematiche diverse di natura economica e sociale.

Un momento di riflessione sul NOI inteso in senso ampio. Alcune parole chiave che mi sono rimaste impresse: complessità, interconnessione, intelligenza collettiva.

Ho trovato molto interessante e piacevole l’intervento di Francesco Morace, di Future Concept Lab, che si è focalizzato sulle qualità, competenze e talenti tipici italiani; l’Italian Factor come elemento di creatività unica e irripetibile, riconoscibile ovunque e di cui noi italiani dobbiamo essere consapevoli. E’ stato un intervento che mi ha risvegliato l’orgoglio di essere italiana.

Come fare la differenza nel mondo utilizzando i nostri talenti italiani?

THINK GLOBALLY ACT LOCALLY, che da sempre rappresenta l’approccio “classico” alla cosiddetta globalizzazione, può trasformarsi nel suo opposto, ovvero THINK LOCALLY ACT GLOBALLY: pensa, progetta, realizza qualcosa di tipicamente italiano e poi accompagnalo verso un riconoscimento planetario globale.

Anche l’intervento di Valerio Eletti sulla forza delle reti sociali e dell’auto-organizzazione mi ha molto colpito: le nuove forme di comunicazione globali presenti in rete e sui social oggi consentono connessioni prima impensabili e “gradi di unione” enormemente più ravvicinati di quelli precedenti, generando di fatto una “capacità sociale” di aggregazione di simili e di complementarietà nuova, da cui non si può prescindere.

Sadhana Singh ci ha parlato di consapevolezza spirituale e di leadership fra unicità e unità, letteralmente “scuotendo” corpi e punti di vista consolidati: molto coinvolgente, uno spunto di riflessione diverso e stimolante.

Nel pomeriggio la parte più operativa, quella dedicata ai workshop, ognuno dei quali dedicato a progetti sociali diversi fra loro ma tutti significativi, ha messo in moto tutte le energie presenti in sala, generando discussioni accese, costruttive, collettive.

In conclusione posso dire di esser stata molto fiera di aver seguito il mio intuito: ho preso parte a un momento profondo e condiviso, e le mie aspettative non sono state deluse.

E questo, ci tengo a sottolinearlo, anche grazie al fatto che mi sono trovata insieme a persone che avevano lo stesso mio obiettivo: quello di creare rete per condividere esperienze e competenze e per creare progetti capaci di contribuire alla creazione di un mondo migliore da lasciare ai nostri figli. Non mi dispiacerebbe esserci quando questo accadrà…

Onorata di aver sponsorizzato un evento del genere.

Grazie

Claudia Crescenzi

 

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