Differenze creative

 

“Tutti noi cerchiamo costantemente di ricavare un senso dal mondo in cui viviamo e la sfida di riuscirci è tanto maggiore quanto più sono complesse le nostre esperienze. Sta in questa sfida la chiave della creatività”, scrive Nigel Barber su Psychology Today.

Questo l’incipit di un articolo di Annamaria Testa su Internazionale di poco tempo fa.

In un ambito sociale e lavorativo in cui purtroppo è facile ancora avere la tendenza ad omologare, imporre regole, senza deroghe né possibilità di variazioni, la diversità diventa il nemico da combattere e se possibile seppellire sotto una montagna di imposizioni.

La diversità vuol essere ancora vista come un qualcosa di negativo, di pericoloso, che può minacciare la buona riuscita di un progetto, di un lavoro o anche solo semplicemente l’armonia di un gruppo.

In realtà, a prescindere dall’ambito di riferimento, è proprio nella sinergia delle diversità di ognuno che si trova il successo, la buona riuscita di un’azione e uno sviluppo esponenziale della propria e altrui creatività. Per arrivare a questo, Annamaria, citando Milton Bennet e la sua scala, ricorda che sono necessari cinque passaggi per giungere all’integrazione: diventare consapevoli delle differenze, depolarizzare i pregiudizi negativi e riconoscere le somiglianze tra culture, afferrare l’importanza delle differenze interculturali, esplorarle e imparare a conoscerle, sviluppare empatia. 

In questo anno nuovo alle sue prime battute, la domanda che vi lascio è: nella mia vita lavorativa e relazionale, che valore hanno le differenze creative? 

Giada Ales
Personal&Life Coach 

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