L’osmosi dello sviluppo

Abbiamo iniziato l’anno proponendo una riflessione sul silenzio e sull’impatto che questo ha sulla nostra capacità di pensiero, di astrazione, di concentrazione.

Oggi vogliamo proseguire con questa riflessione, applicandola al desiderio di crescita personale e professionale che ci pervade e che spesso governa le nostre azioni e al processo di osmosi che avviene.

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in Primis che significa in concreto osservare, imparare, restituire? Significa innanzi tutto rispetto dell’altro, della sua diversità da noi, del suo modo di fare le cose, unico e peculiare. E nell’apprendere quanto fatto saremo poi in grado di restituire un valore aggiunto che sarà quello di portare un nostro contributo di differenza, arricchente sui due lati. È il principio di reciprocità, o se preferite quello del “win-win” senza dubbio un processo osmotico.

Arthur Aron, psicologo americano, ha studiato, per circa 50 anni, le caratteristiche di relazioni interpersonali significative. Essenza fondamentale di un rapporto forte è la “vicinanza” e la vicinanza nasce dalla condivisione che, a sua volta, è determinata dall’affrontare insieme tematiche importanti.

La maggiore produttività nasce dal coinvolgimento dei singoli nel progetto al quale sono impegnati; il coinvolgimento a sua volta è determinato dal fatto di sentirsi una “squadra”; ci si sente una squadra se si condividono esperienze significative. Il processo di osmosi ecco che avviene spontaneamente: il mio sviluppo è frutto anche dello scambio con l’altro e viceversa.

Quale è la funzione di un coach in uno scenario del genere? Quella di facilitare lo scambio tra le persone la condivisione di esperienze e di informazioni. Un osservatore silenzioso e attento, capace di vedere cose e comportamenti che magari quotidianamente non si vedono, di prenderne nota, di aiutare ad analizzarle. E poi di lavorarci con le persone, di tornarci sopra con quell’energia che porta sempre con sé il cambiamento della positività e della reciprocità.

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