Tag: cambio generazionale

giovedì 26 settembre 2013

Coaching Expo

 

Il 25 e 26 Ottobre a Roma, al Tempio di Adriano in Piazza di Pietra, si terrà la prima edizione di Coaching Expo, organizzato da ICF Italia. Si tratta del primo evento nazionale incentrato interamente sul coaching e Growbp parteciperà com speaker e come sponsor.

StampaSi tratta di un’opportunità unica per entrare dentro il coaching, esplorare le sue diverse interpretazioni e applicazioni, conoscere i suoi protagonisti.

Ci saranno anche due guest speaker:
Simona Atzori – Ballerina e pittrice e Dan Peterson – Allenatore e commentatore sportivo.

L’occasione per coach professionisti e società di consulenza e di formazione da una parte, e potenziali clienti dall’altra di incontrarsi e creare nuovi contatti.

Il 26 ottobre alle 11.00, Claudia Crescenzi (MCC) ed Edoardo Gironi (PCC) interverranno con il workshop gratuito: “Chi apprende da chi? Le nuove frontiere dell’apprendimento in azienda”. Le diverse generazioni che oggi convivono nel mondo del lavoro e nella società sono portatrici di visioni, culture e competenze tecniche e professionali profondamente diverse tra loro, come mai era accaduto in passato: ciò può essere un elemento di spaccatura all’interno delle aziende, ma anche una grande opportunità di crescita generale laddove si riesca ad aprire un canale di comunicazione reciproca tra “giovani” e “anziani” che consenta la circolazione del sapere e l’apprendimento degli uni da parte degli altri.

Vi aspettiamo!

Share Button
lunedì 8 aprile 2013

Bi-Sogno, un sogno che si realizza due volte

nature-83657_640 

In questo periodo dove il cambiamento viene vissuto come un passaggio obbligato sentiamo parlare di bisogni: bisogno di sicurezza, bisogno di certezza, bisogno di tranquillità, bisogno di lavorare…Ma il bisogno può essere interpretato anche come:
BI-SOGNO: un sogno che si realizza due volte.

Ebbene su questa scia intendiamo condividere il bi-sogno di Growbp ovvero il nostro sogno o meglio il nostro bi-sogno.
Stiamo diventando una realtà il cui valore principale si identifica con le persone che la formano. Il cambiamento per noi è un momento di evoluzione vitale che ci porta a raggiungere i nostri desideri e successi.
Siamo un’azienda “liquida” che, come l’acqua, si adatta alle esigenze del mercato.
Vogliamo essere in continuo movimento, che tiene conto dei bi-sogni delle persone, dei bi-sogni di nuovi valori, dei bi-sogni comportamentali per raggiungere performance e obiettivi. Visto che uno dei nostri scopi è di supportare le aziende a gestire il cambiamento, come non potremmo essere i primi ad adottare la nostra metodologia? 
Motivo per cui cerchiamo di comunicarvi in tempo reale la nostra adattività!

Share Button
mercoledì 27 febbraio 2013

Essere autentici

Charalambos Vlachoutsicos in un articolo riportato recentemente dall’Harvard Business Review ci spiega la difficoltà che ha incontrato ad essere veramente autentico.
Secondo il professore dell’Università di Atene per essere veramente autentici è necessario conoscere chi siamo…ma è più semplice a dirsi che a farsi. In alcune situazioni, pur avendo chiaro quali sono i nostri valori, le nostre decisioni sono guidate da aspirazioni e insicurezze che portano a un comportamento incoerente, che riflette il divario tra la realtà e l’immagine di sé.
Vlachoutsicos sottolinea, inoltre, che una volta chiari i nostri valori fondamentali, questi si possono sviluppare con il nostro percorso: ciò che sembra coraggioso a 18 anni, a 40 può sembrare temerario. In alcune situazione c’è la possibilità che alcuni dei nostri valori possano “tirare”in due direzioni opposte… si tratta di trovare un punto di equilibrio!

Share Button
venerdì 14 dicembre 2012

La diversità come valore

Il Diversity Management,  è un processo aziendale di cambiamento che nasce nei primi anni 90 in USA e ha come scopo la valorizzazione e il pieno utilizzo del contributo, unico, che ciascun dipendente può portare per il raggiungimento degli obiettivi aziendali.
In un contesto dove la crescente diversificazione dei clienti e dei mercati (processi di globalizzazione e di concentrazione), le nuove modalità di lavoro all’interno e tra le aziende (lavoro per processi, M&A, outsourcing), diviene sempre più strategica l’individuazione e la valorizzazione delle diversità culturali delle risorse.
Le organizzazioni aziendali si trovano ad affrontare la multiculturalità; partendo dalle specifiche peculiarità di ogni singola risorsa e “facendo leva” sulle diversità, soprattutto culturali, aumentano la loro possibilità di successo.
I manager si pongono il problema di realizzare concretamente un ambiente di lavoro dove regni la coesione e la convinzione di quanto le differenze tra le persone siano un patrimonio da utilizzare a beneficio delle organizzazioni e delle persone stesse.
Per essere affrontato il tema della diversità necessita di nuovi modelli di gestione da parte delle imprese e di nuove competenze da parte degli individui. 

Il COACHING è uno strumento con cui le organizzazioni possono rispondere a queste esigenze.
Agevola il cambiamento culturale, con il quale la proprietà, il management,il personale dipendente di un’azienda si identificano in un’unica cultura aziendale condividendone i valori e il sistema.
Coniuga l’attenzione al raggiungimento e all’ottimizzazione delle performances del ruolo di manager con l’attenzione alla persona stessa. Favorisce la coesione delle risorse, trasformando un clima di competizione in un clima di cooperazione.
Identifica, le caratteristiche uniche culturali di ogni singolo individuo riuscendo a creare contemporaneamente capacità sicurezza in se stessi e rendendo la diversità un valore aggiunto, una potenzialità da sviluppare.
Crea la capacità di far leva soltanto sulle proprie forze,crea fiducia, autostima,senso di responsabilità.
Attraverso delle sessioni specifiche e ponendo delle domande aperte, il COACH aiuta i manager, i dipendenti a sviluppare la capacità di ascolto, a migliorare la relazione con e tra i collaboratori, rendendo le relazioni stesse creativogeniche, facilitandone, l’accrescimento del grado di consapevolezza.
La consapevolezza delle proprie sensazioni ed emozioni è di importanza fondamentale anche nella vita professionale.
Fintanto che il manager dice ai collaboratori come svolgere una attività non vi sarà un accrescimento della consapevolezza dei collaboratori né uno sviluppo della creatività.

Share Button
mercoledì 14 novembre 2012

Al ritmo del cambiamento

Come creare nuove risposte in velocità.

Chi sono, dove sono, su che cosa posso contare, di cosa ho bisogno, quali obiettivi ho e quali risorse devo attivare per raggiungerli. Un allenamento valido sia per i singoli che per le organizzazioni.

Dossier sul coaching de “L’impresa”

Share Button
martedì 18 settembre 2012

Una nuova rete di relazioni


Bentornati dalla pausa estiva! 
Giovedì 23 agosto ho letto un articolo sul quotidiano “La Repubblica” di Maria Novella de Luca intitolato: “Italia, il paese delle micro famiglie”.
Il tema trattato era su come e quanto oggi le famiglie siano piccole rispetto agli anni ’50: dal macro al micro. Quello che mi ha colpito è stato l’effetto del cambiamento quantitativo del nucleo familiare: a fronte di un’assenza di familiari e parenti, si sta costituendo una nuova rete di relazioni tra persone “estranee” accomunate da una REALTÀ COMUNE.
La CONDIVISIONE è la parola d’ordine.

Si parla di COHOUSING – COWORKING – RETI SCOLASTICHE – SOCIAL NETWORK etc.

Il denominatore comune tra tutte le tipologie è il fatto di avere un interesse comune.
Tutti rivolti verso la stessa direzione seppur diversi, estranei tra loro. Cos’è che scatena questo cambiamento? La necessità, ma fondamentalmente la motivazione, il credere nell’importanza di raggiungere l’obiettivo.

Ecco, la motivazione è il fattore chiave che ci porta a muoverci in team, che ci fa sviluppare un nuovo modo di fare comunità.

Quale è o potrebbe essere la motivazione, il fattore comune che lega delle persone che lavorano insieme?

Come allenare lo sviluppo “naturale” di lavorare in condivisione verso uno stesso obiettivo?

Cosa posso e voglio fare io per promuovere una condivisione di intenti una community aziendale?

Il Coaching è la risposta. 

Share Button
mercoledì 13 giugno 2012

Mio figlio Coach

Già proprio così.
Tanti anni di studio, di esperienza, di attività come coach e un bel giorno mi trovo mio figlio Maximilian di 4 anni che, come se fosse la cosa più naturale, mi “fa” da coach.
 
Immaginate la scena: io che lavoro e di punto in bianco mio figlio mi chiede :
“Mamma perché corri sempre? Sei sempre impegnata e senza sorriso. Vorresti stare un po’ più di tempo con me? Saresti più felice? Io dico di SI, tu cosa dici ? ...”
 
Mi è bastata la prima domanda.
Dopo aver attutito il colpo, ed aver ascoltato la sua stessa risposta, mi sono chiesta: come fa un bambino a porre delle domande così semplici ma così efficaci? Lui che di consapevolezza (conscia) non ne ha poi così molta, come fa ad arrivare al punto?
 
Una sua semplice affermazione (“feedback”) mi corrisponde e mi ritorna come una carica energetica.
 
Ecco la mia risposta (e mi farebbe piacere avere un riscontro da parte vostra): Maximilian si esprime come un bambino, senza costruzioni mentali, senza sovrastrutture.
 
Si esprime attraverso il suo SE’, ciò che è con semplicità, naturalezza, autenticità, rimandandomi ciò che gli arriva, facendomi da specchio.
 
Ed ancora: lui ascolta (come credo e spero faccia ogni bambino) sé stesso e mi rimanda ciò che gli arriva senza particolari elaborazioni mentali, essendo libero mentalmente. Fa domande semplici, elementari, dirette, lineari, senza inserirci alcuna sua interpretazione ma solamente guardando i fatti. Ecco, questo è il contributo “tecnico” che mi porto da mio figlio COACH: osservazione, ascolto, domanda elementare, feedback di ciò che mi arriva così come è ed ascolto con totale presenza dell’altro.
 
Il tutto condito con fluidità, sorriso e amore (inteso come accettazione dell’altro così come è). “Semplicemente” questo mi ha portato ad uscire per un momento da me stessa, osservarmi da fuori ed immaginarmi in un’altra situazione.
 
Mi ha permesso di fare uno shift e di lasciare andare (FARE) ciò che in quel momento mi appesantiva, dedicandomi invece ad ESSERE nel gioco con mio figlio. E la cosa ancora più straordinaria per me è stata che quel tempo dedicato all’essere mi ha permesso successivamente di essere più efficace nel chiudere le attività che avevo da fare; mi ha permesso di recuperare il tempo speso.
 
Il risultato che ho raggiunto è stato che mi sono portata a casa, oltre che un po’ di tempo con mio figlio, anche un’esperienza diversa della gestione del tempo, con un utilizzo più qualitativo e meno quantitativo dello stesso.
 
La consapevolezza acquisita è: il tempo dedicato all’ESSERE mi fa attingere l’energia che mi serve poi ad essere più efficace nella vita ovvero nel FARE. Detto più semplicemente il gioco e il piacere mi rendono più carica energeticamente. Questa carica mi permette di svolgere più efficacemente e con maggior qualità il mio lavoro risparmiando anche del tempo (oggi sempre più prezioso!)
 
Davvero un’esperienza unica.
 
Grazie Max!
Share Button
mercoledì 16 maggio 2012

Il coaching nel cambiamento generazionale

 




Le differenze linguistiche e la comunicazione tra le diverse generazioni sono da sempre impegnative. Si confrontano “modi di vedere” diversi; diversi linguaggi e, sopratutto, un diverso utilizzo degli strumenti a disposizione. 
L’allungarsi della vita lavorativa rende necessario rivedere le modalità con cui le diverse generazioni comunicano e si arricchiscono reciprocamente con nuovi saperi.
 
Il coaching risulta uno strumento efficace per gestire in modo efficiente la convivenza lavorativa tra diverse generazioni “costruendo” una mediazionetra i diversi modi di vedere e interpretare la realtà.



E’ in partenza il corso Il Coaching nel cambiamento generazionale con le seguenti date:
Milano 28 e 29 Maggio
Roma 11 e 12 Settembre

 
Per ulteriori informazioni contattaci
Share Button
mercoledì 15 giugno 2011

Cambiamento generazionale e gerarchico (2° parte)

Se riflettiamo sul fatto che il 50% delle imprese familiari scompaiono alla seconda generazione, il 15% svaniscono alla terza generazione, circa 80.000 imprenditori l’anno sono coinvolti nel passaggio generazionale, ci rendiamo conto che il fenomeno in Italia è piuttosto significativo (quasi il 92% del mercato è fatto da imprese familiari) e che il successo del cambiamento generazionale ha un forte impatto sulla economia italiana.

Oltre a ciò, se pensiamo che il 9% del mercato è rappresentato da società di capitali e che il principio di internazionalizzazione è uno dei temi affrontati nel business, ci rendiamo conto che la gestione dell’integrazione di diverse modalità comportamentali e culturali è fondamentale per il continuo progresso dell’economia di tali società.

Entrambi sono fenomeni sottesi che non portano business immediato (e quindi non rappresentano il core business delle imprese), ma certamente concorrono in modo significativo a facilitare il continuo progresso delle imprese stesse.

Ma allora cosa può facilitare e supportare tali processi di cambiamento?

Guardando le due esperienze con occhi da coach, mi sono resa conto che ciò che è mancato principalmente è stata la preparazione di coloro che vivevano il cambiamento come soggetti spettatori.
Le dinamiche comportamentali ed emotive di coloro che potevano contribuire a facilitare il processo di cambiamento non sono state prese in considerazione.

Come coach a supporto di PMI ho trovato fondamentale l’allenamento individuale e di team dei fondatori e dei continuatori, e del management committente del cambiamento manageriale per le aziende di capitali.

Il coaching come metodo di rafforzamento, sviluppo ed accompagnamento durante le fasi del processo.

Ovviamente il processo di cambiamento è complesso e va preparato con un progetto che deve avere almeno le seguenti caratteristiche:
mirato, sintetico, condiviso, di medio termine, dettagliato e analitico.

Si tratta di un progetto da sviluppare in più livelli ed esattamente in:
Progetto d’impresa: in base al mercato, in che direzione andrà l’azienda?

Auto-progetto junior: in base alla vision aziendale, qual è il percorso che la persona junior dovrà sviluppare per diventare domani il nuovo imprenditore?

Auto-progetto senior: quale sarà il nuovo ruolo dell’imprenditore senior, sia esso in azienda o meno?

Il progetto verte su un tempo di medio/lungo termine che potrebbe avere in sé diversi progetti aziendali di breve/medio termine legati alla gestione quotidiana delle attività aziendali.
In media un processo di cambiamento e di trasmissione di un’impresa può durare tra i 5 e i 10 anni.

Vediamo nel dettaglio. Se parliamo di
Progetto d’impresa: in tema di continuità d’impresa è opportuno comunicare.
È fondamentale quindi coinvolgere e informare, al fine di rassicurare.
Ciò che occorre è la qualità della comunicazione e delle relazioni, ovvero un rafforzamento attraverso un percorso formativo.

Per quanto attiene a:
Auto-progetto senior: occorre un accompagnamento del senior nella gestione del cambiamento.La soluzione è un percorso di trasformational coaching.

Ed infine:
Auto-progetto junior: occorre definire e riconoscere quali sono le abilità che servono per affrontare il ruolo di imprenditore, per renderlo leader dell’azienda.
Modelli di leadership, individuazione obiettivi e strategie aziendali, ovvero una consulenza coaching oriented.

In sintesi suggerisco:
l’utilizzo del trasformational coaching, accompagnato dal supporto di un percorso formativo mirato e personalizzato e infine la consulenza coaching oriented.

Share Button