Tag: coaching

giovedì 14 maggio 2015

Conferenza ICF, a tavola con i coach

XIIConferenzaICF
Il mese scorso si è tenuta a Milano la XII Conferenza nazionale di ICF Italia. 
Le parole chiave del convegno sono state: nutrimento, italianità, sostenibilità e sviluppo economico. Concetti collegati all’evento più importate che si è aperto in questi giorni a Milano: l’EXPO.
Sono state due giornate dedicate alla condivisione di idee e spunti di riflessione con “l’obiettivo di arricchire la professione di coach e portare i valori del coaching nelle organizzazioni.” Si è trattato di un momento di incontro al di fuori dei confini della professione, che ha permesso di constatare in quanti modi l’approccio e i principi del coaching possono contaminare, vivificare ed essere lievito nella società, nell’economia, nella scuola.
Anche il format è stato diverso dal solito: un altro modo per aprire nuovi orizzonti e indicare nuove prospettive al coaching che cambia in un mondo che cambia.
Tra i vari speaker partecipanti, Simona Scarpaleggia, Chief Executive Officer di Ikea Switzerland, ha raccontato del progetto di coaching e mentorship promosso dall’azienda svedese che coinvolge 50 leader interni. Questo è un progetto strategico all’interno di Ikea e ha come scopo la sostenibilità e lo sviluppo del lavoro.  L’assessore del Comune di Milano, Pierfrancesco Maran, ha raccontato come è riuscito ad affrontare le problematiche del suo complesso lavoro utilizzando competenze riconducibili al coaching.
Molti dei relatori non erano coach e hanno offerto esempi di come la loro leadership, la consapevolezza e l’approccio sostenibile possono essere impiegati come ricette per nutrire il pianeta.
Ora è tempo di Coaching Week: una settimana, dal 18 al 24 maggio, dedicata alla diffusione della cultura del coaching in tutto il mondo. Numerosi appuntamenti saranno promossi gratuitamente dai coach ICF. Tutte le informazioni sono disponibili su sito di ICF Italia.

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mercoledì 22 aprile 2015

Brief coaching: il coaching rapido

Brief coaching
Growbp in collaborazione con Solutionsurfers presenta in esclusiva per l’Italia la nuova edizione del corso di Brief Coaching Specialty, adatto a coach professionisti.
Solutionsurfers è una scuola leader in Svizzera e fra le top a livello mondiale per quanto riguarda la formazione al coaching orientato alla soluzione.
Si tratta di un nuovo metodo per facilitare il cambiamento che si rivela particolarmente efficace. E’ un metodo che si contraddistingue:
per la rapidità nel raggiungimento dei risultati;
– per essere pratico;
– per essere scientifico.

Il corso aiuta ad apprendere come offrire maggior valore ai propri clienti in minor tempo rispetto ai metodi tradizionali e quindi rendere i propri servizi maggiormente accessibili e vendibili.

Il Coaching Breve Orientato alla Soluzione è basato su un protocollo di conversazione di coaching molto efficace, ben codificato, pragmatico, scientificamente validato che vi permetterà di ottenere con i clienti gli stessi risultati che otterreste utilizzando un modello più tradizionale ma nel giro di due, tre sessioni massimo.


Il corso si terrà a Milano il 7-8-9 Ottobre e sono già aperte le iscrizioni con degli sconti per chi si iscrive prima.

Per maggiori informazioni seguite questo link oppure scrivete a info@growbp.it

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giovedì 2 aprile 2015

La mia prima avventura da coachee e da coach

La mia prima avventura da coachee e da coach
Il primo incontro con il coaching da parte di un coachee e di un coach: come l’esperienza della prima volta è stata vissuta da entrambe le parti.
Un post un po’ lungo che racconta due diversi punti di vista.

….da coachee
Se c’è una delle tante cose che nella mia vita non mi sarei mai aspettata è avvicinarmi al mondo del coaching. Potrebbe essere una delle tante frasi fatte che ruotano intorno al nostro vocabolario quotidiano, alla nostra vita ma nel mio caso corrisponde a verità. E invece, circostanze più o meno fortuite me l’hanno fatto conoscere a livello professionale e anche personale.
Dal mio punto di vista, da neofita, posso solo dare un’idea, un piccolo assaggio che mi ha fatto “diventare per curiosità” per un paio di volte coachee…ovvero colui che viene guidato da un coach affinchè trovi efficacemente le risorse personali e le competenze professionali che già possiede per definire e realizzare i suoi obiettivi. Tutti noi abbiamo degli obiettivi che riusciamo più o meno a realizzare sia personali che professionali. Mi sono trovata in due sessioni, a distanza di una settimana una dall’altra, dove ho tirato fuori delle tematiche, dei problemi, che non riesco spesso a gestire o risolvere.
Cosa ricordo? Emozione, ansia…dubbi…mi dicevo: che dico? Come rispondo? Sarò all’altezza? E invece alle domande del mio “coach”…e al tema che ho portato in quelle sessioni ho trovato principalmente una persona che non era li per giudicare ma per ascoltare con attenzione, cercando una sintonia che potesse essermi d’aiuto.
Cosa mi ha sorpreso? Le poche domande, mirate, fatte con grande arguzia affinchè io potessi trovare le mie risposte e soluzioni. Il mio coach (che non conoscevo, cosa da non sottovalutare) mi ha trasmesso molta tranquillità e mi ha messo subito a mio agio. Devo segnalare per dovere di cronaca che queste due sessioni sono state effettuate in forma anonima, via telefono, e io, non conoscevo e non vedevo il mio coach.
Durante la sessione mi sono sentita, lo ammetto, molto confusa ma allo stesso tempo piena di energia con la voglia di mettere a fuoco e dare più valore a me stessa e alle mie esigenze. Una bella sensazione anche perché mi sono resa conto che per molto tempo avevo dato priorità ad altri e poco a me stessa e al sentirmi bene “professionalmente parlando”.
Come mi sono sentita dopo un’ora di sessione? Stanca, avevo parlato per un’ora cercando di mettere a fuoco un problema, e svuotata. Nei 15 minuti successivi mi sono isolata per raccogliere le idee e analizzare le frasi che il mio coach mi aveva detto. Il mio obiettivo era stato raggiunto: più serena, focalizzata e più risoluta ma consapevole che il “lavoro” da fare è ancora molto lungo.
Le aspettative riguardanti i risultati del coaching sono importanti e vanno chiarite fin dall’inizio.
Il coachee deve comprendere bene in cosa consiste il coaching, in cosa differisce da altre metodologie, cosa permette e non permette di raggiungere e come si svolge per intraprendere consapevolmente il percorso! 

…e da coach….
Allora…dunque…com’era? L’ascolto attivo…sii concentrata sulla sua voce…sulle pause…uhmmm…si…poi le domande ti vengono…ah si le domande certo…progettare azioni…pianificare e stabilire obiettivi…e poi gestire i progressi e le responsabilità…
Il semaforo davanti a me scatta sul verde, riparto mentre mentalmente ripercorro tutte le 11 competenze di un coach secondo ICF. 
Quando entro in casa la gatta mi viene incontro allegramente, la saluto con un gesto veloce e accendo velocemente il pc.
Mi guardo intorno. Forse il tavolo del salotto è più comodo, da questa posizione mi si vedrebbe meglio in webcam…già…la cam…devo ricordarmi di guardare bene il coachee, di capire come sta anche dall’espressione…ma com’era quella domanda che mi aveva fatto la collega al corso?! …sposto il pc, collego tutto, la gatta chiede attenzioni . Sposto pure lei.
Sono le 17.40, mancano ancora 20 minuti.
Il collegamento c’è, la luce va bene, forse accendo anche la lampada in fondo così illumina meglio.
Respiro, cerco di sciogliere la tensione… come se fosse facile.
Un unico, martellante pensiero fastidioso: e se non mi viene la domanda giusta al momento giusto?! Seguito da un secondo ancor più fastidioso pensiero: e se faccio la domanda sbagliata e combino un casino?!
Respiro. Cammino per casa su e giù.
17.45.
La micia prova a giocare, la ignoro.
Fai scorrere, senza pensare, ascolta e basta, lascia semplicemente che il tuo coachee ti parli. Le domande ti verranno.
Si…vabbè…e tutta la fatica che ho fatto durante il corso?! Dove la metti?!
Respiro. Cammino. Scanso la gatta. Respiro ancora.
17.55.
Ok…mancano solo 5 minuti. C’è poco da fare. Collegati e aspetta serenamente. Vedrai, andrà tutto bene…forse!
Un ultimo respiro. Sorrido. Mi giro per tornare al pc.
La gatta è sul tavolo, allungata verso la libreria porta cd.
Mi guarda.
La guarda.
Fa per saltarci sopra ma perde l’appoggio.
In un secondo libreria e cd sono sul tavolo, sul pc, per terra.
Non respiro più.
17.58.
Un coach rimane concentrato qualsiasi cosa accada.
Mi esce un rantolo.
Rimetto in piedi la libreria e i pochi cd rimasti mi cadono addosso.
Non ho neanche il tempo di imprecare. Scanso custodie e dischi dal pc, mi collego.
C. è in linea. Mi siedo. Sotto i piedi sento scricchiolare una custodia.
– Ciao C.! Benvenuto! Come stai? – (far sentire a proprio agio il coachee…o non fargli capire l’apocalisse appena accaduta?!)
– Ciao! Bene direi, forse un po’ agitato per questa sessione… – (agitato, lui?!?!)
– Oh tranquillo! Sarà una passeggiata, vedrai!
–  Bè tu sei il Coach, è normale che tu sia più tranquilla di me! Mica devi parlare tu! – sorride, nervoso (davanti a me, sul tavolo e al di là dello schermo del pc, due occhi di gatta mi scrutano curiosi…si si, proprio tranquilla, io! Eh!)
– Vero! Ma a me la responsabilità delle domande…e di sfidarti! – sorrido di rimando, mentre scivolo con un piede su un cd.
18.55
– A dirtela tutta Coach, adesso che ne ho parlato con te, mi rendo conto che il conflitto con R.  è davvero una sciocchezza! E voglio proprio dirglielo, domani mattina! 
– Quando lo farai di preciso?
– Appena arriva…si, penso che lo inviterò per un caffè fuori al bar così possiamo parlare il libertà…si si, mi piace proprio l’idea! – mi risponde entusiasta.
– Bene! Secondo te, hai raggiunto quello che ti eri prefissato ad inizio sessione? O c’è altro che ha bisogno di essere esplorato, sull’argomento? –
– No no va benissimo così! Ci confermiamo la prossima sessione? Così ti racconto i progressi! Io potrei mercoledì prossimo, che ne dici? – il suo viso è luminoso, alleggerito, sorridente.
– Perfetto! Stesso orario? – la gatta si stiracchia sul divano e mi guarda propositiva. La fulmino minacciosa.
– Si, benissimo! Allora ciao! E grazie! Sei stata fantastica!!! –
– Grazie a te C.! A mercoledì! –
Quando chiudo il collegamento, mi accorgo che mi fanno male gli addominali per la tensione. Credo di aver respirato pochissimo, nell’ultima ora.
Intorno a me, un cimitero di custodie e cd.
La gatta mi viene incontro con un prù contento.
Faccio per alzarmi, e sento che si rompe qualcosa sotto i piedi… speriamo sia quel cd di musica indiana che mi hanno regalato, così ho la scusa per buttarlo.
La mia prima volta da coach è stata un’avventura!
Letteralmente.
Ma anche una lezione importante per me. Saper mantenere la concentrazione e l’equilibrio qualsiasi cosa accada, essere presente con il coachee malgrado gli imprevisti è una competenza importante e per nulla scontata. Soprattutto le prime volte, quando tutto è messo in dubbio, quando ci si preoccupa più del fare che dell’essere, perché si è poco allenati.
Poi però, tanta sfida con se stessi è ripagata. A volte da una semplice parola. Quando il mio coachee a conclusione della sessione ha citato “i progressi” da raccontarmi la volta successiva ho capito di essere stata efficace oltre ogni mia aspettativa.
Non ricordo quasi mai le domande che faccio ai coachee, e so che questo è un segnale importante perché significa che sono con la persona, nel flusso della sua narrativa e del suo qui e ora. Però ricordo sempre l’emozione di quei momenti in cui scopre la sua soluzione, in cui per la prima volta intravede una diversa strada da percorrere. E sono momenti così intensi da sorprendermi ogni volta.
Credo che una competenza segreta per un coach debba essere proprio lo stupore: personalmente, fin quando saprò stupirmi gioiosamente dei progressi dei coachee saprò che sto facendo bene il mio lavoro. Il resto? Bè…basta ancorare per bene le librerie porta cd al muro, no?!

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giovedì 5 febbraio 2015

Vendere e coaching: due facce della stessa medaglia

vendita e coaching
Ho la fortuna di gestire un team di venditori da 4 anni e, ogni giorno, mi rendo conto di quanto siano importanti le qualità del coach per un venditore di successo. Concetti come relazione con l’altra persona, l’apertura sensoriale, le domande potenti, sono il pane quotidiano di ogni venditore che si rispetti.
Le persone sono infatti sommerse dalla pubblicità – proveniente da internet, dalla televisione, dalle radio, ecc. – che propone l’acquisto di qualsiasi cosa: quando il potenziale cliente si trova al cospetto del venditore vuole sentirsi ascoltato e compreso. Di sicuro non vuole ascoltare l’ennesima proposta d’acquisto. L’interazione di vendita, come il coaching, è una partnership in cui il venditore, mediante l’ascolto e le domande, capisce l’esigenza del cliente e formula l’offerta su misura. Lo spazio dell’interazione di vendita appartiene al cliente, è come una danza in cui il venditore segue passo passo il cliente nel suo processo decisionale fino alla vendita finale. Infatti, tanto più è forte il legame relazionale che si viene ad instaurare, tanto più aumentano le possibilità che la finalizzazione della vendita vada a buon fine.
Ecco perché raccomando vivamente il corso di Professional Coach per Manager di Growbp sia a tutti coloro che sono immersi nel mondo della vendita in prima persona, sia a coloro che gestiscono un team di venditori. Se non avessi avuto le conoscenze elargite in questo corso, non avrei mai potuto capire a fondo le dinamiche del mondo della vendita. La differenza tra la vendita e la non vendita è sottile, fatta di dettagli che possono fare la differenza: solo una preparazione adeguata può aiutare a coglierli e padroneggiarli.

Gabriele Verdecchia
Coach certificato ACC

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venerdì 16 gennaio 2015

Voice Dialogue: cos’è e com’è utilizzato nel coaching

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Un articolo intitolato ”The state of play in coaching today” scritto da Anthony Grant ed altri Colleghi della University of East London pubblicato nel 2010, riporta una classificazione del coaching in base alle sue applicazioni.
Tale suddivisione divide il coaching in:
– Skill Coaching
– Performance Coaching
– Devolepmental Coaching.

Skill coaching: tratta competenze quali: public speaking, comunicazione, negoziazione e capacità di vendita.
Performance coaching: riguarda il miglioramento di performance in un tempo ben definito.
Il terzo è il Developmental coaching ed è su quest’ultima suddivisione che vorrei ci soffermassimo. Si riferisce ad un potenziamento delle abilità del Coachee nel saper accogliere ed accettare le sfide professionali e personali con successo attraverso una più approfondita consapevolezza di se stesso, della relazione con gli altri e dei sistemi che lo vedono coinvolto. 
Questo tipo di coaching lavora su più livelli: emozionale, valoriale e dei bisogni. Prevede la creazione di un ambiente di piena fiducia in cui il coachee possa esplorare liberamente i livelli, dove quindi la fase di esplorazione è favorita ed ampliata.
Ed è in questa fase di esplorazione, in questo tipo di coaching che si inserisce Voice Dialogue.   

Che cosa è Voice Dialogue?
Voice Dialogue è un metodo creato, dopo più di dieci anni di ricerche approfondite, da Hal e Sidra Stone, due coniugi, psicologi Americani. Questo metodo si applica alla teoria della Psicologia dei Sé. La teoria dei Psicologia dei sè si basa sull’analisi che dentro di noi ci sono diverse sub-personalità (vedi Jung, Berne- transazionale, Psicosintesi, Virginia Satir).

Che cosa sono queste sub-personalità?
Sono GRUPPI di emozioni, pensieri e comportamenti che creiamo a seconda dell’ambiente in cui cresciamo. Cresciamo in un determinato contesto e questo condiziona il nostro modo di pensare, vivere e agire.  Questo crea Parti primarie dentro di noi che formano la nostra Psicologia dei Sé.

Quando le persone si rendono consapevoli di questi Gruppi di Sub-Personalità che cosa ottengono da questa scoperta?
E’ molto difficile diventare consapevoli di questi Sé perché generalmente tendiamo ad identificarci con solo alcuni di loro. Quando siamo completamente identificati con alcuni nostri sé ignoriamo completamente l’esistenza di altri Sé dentro di noi. Il primo compito è diventare consapevoli di queste Sub-personalità Primarie che governano la nostra vita. Dobbiamo quindi separarci da loro per abbracciare tutte le nostri Parti – Prendere spazio. 

Che cosa vuol dire abbracciare tutte le nostre parti?
Significa che mentre ci identifichiamo con Sub-personalità Primarie, le parti opposte alle Primarie vengono rinnegate. Per esempio una delle Parti in cui molti di noi possono identificarsi è la Parte che ci fa FARE le cose. Corriamo, facciamo, non riusciamo a stare fermi neanche in ferie. Le agende piene, lamentiamo mancanza di tempo e quando ne abbiamo lo riempiamo facendo altre occupazioni. Questa Sub-personalità primaria, il FARE, porta inevitabilmente uno sbilanciamento sulla Parte dello STARE- ESSERE:  stare semplicemente senza fare. Per alcuni è inimmaginabile questa polarità, eppure più si alza il nostro Fare più si alza il nostro bisogno di stare-essere. In questo periodo, per esempio, vediamo emergere il bisogno di molte persone di seguire percorsi di meditazione, di contemplazione o corsi sulla mindfulness proprio per questa necessità di bilanciamento.    

Dove vanno tutte quelle sub-personalità che non vengono usate o rinnegate?
Tutte le nostri Parti non spariscono, vanno nei sogni, nelle intuizioni, nelle malattie o in comportamenti tanto più inaspettati e imprevedibili quanto più è rinnegata quella Parte. La misurazione di quanto è rinnegata una Parte o sub-personalità è la forza con cui giudichiamo gli altri o noi stessi, o la forza con cui siamo attratti da certe Persone e non da altre, la forza con cui rifiutiamo gli altri. Lì ci sono segnali molto forti di Sub personalità rinnegate.  

Se abbiamo Parti Primarie che governano la nostra vita e parti opposte rinnegate che cosa propone Voice Dialogue?
Voice dialogue è un metodo, un processo attraverso il quale la Persona in un ambiente protetto e facilitato possa sperimentare, vivere sia le sue Sub personalità Primarie che conosce bene sia le Sub personalità rinnegate. Grazie a Voice Dialogue impariamo a separarci da quei Sé con cui ci siamo identificati e abbracciare/integrare quelle parti di noi che sono state rinnegate durante la nostra crescita.

Come?
Vivendole e facendo esperienze di entrambe. A quel punto la Persona o Coachee può   iniziare un processo di consapevolezza che Hal e Sudra Stone chiamano l’IO CONSAPEVOLE in cui l’individuo gradualmente riesce a vedere le due sub-personalità ad abbracciarle integrandole. Quando sviluppiamo L’Io consapevole ci posizioniamo fra due nostre polarità: il nostro sé Primario e quello rinnegato. Quindi l’Io Consapevole non è uno stato ma è un processo sempre in divenire.  La chiarezza di noi stessi che acquisiamo nel processo di dis- identificazione con i nostri Sé.

Che cosa è veramente il potere di Voice Dialogue?
La separazione dai propri sé Primari e la scoperta dei Sé rinnegati crea una rivoluzione a livello di coscienza difficile da immaginare. Le persone sentono un senso di libertà piena, sentono un profondo senso di scoperta di nuove risorse mai immaginate prima. Un senso di uscire dalla prigione in cui i loro Sé Primari li hanno costretti. E’ Creazione di Risorse – quindi coaching.

Che cosa lega Voice Dialogue al coaching?
Senz’altro la creazione di risorse, un senso profondo di scelta consapevole. Usando il Voice Dialogue nelle sessioni i coachees vivono un salto di consapevolezza molto forte che crea un cambiamento immediato e profondo che si traduce subito nei comportamenti agiti. In  loro si sviluppa una visione più allargata delle proprie risorse ed un senso di libertà pieno. Di scelta piena. Inoltre durante la facilitazione del processo di Voice Dialogue il coach mette in atto le competenze ICF quali: Creazione di Fiducia, Presenza, Ascolto attivo, Comunicazione diretta, e creazione di consapevolezza.
Per esempio? Non c’è processo di Voice Dialogue se non con un ascolto profondo che esplori  le emozioni, il tono della voce, le pause, i silenzi e i comportamenti delle singole sub-personalità del cliente.
Esattamente quelli che sono i markers ICF? Esattamente. Voice Dialogue è esperienza e solo vivendolo se ne comprende la potenza. Mi auguro che parlandone più persone possano sperimentare questo metodo.  

Chi possono essere le persone interessate a vivere questa esperienza? Chiunque abbia da trattare temi in cui sente che fa fatica a prendere decisioni, a sciogliere un conflitto, a relazionarsi meglio con altre persone, sia in ambito aziendale che personale. La gamma delle persone a cui si rivolge Voice Dialogue è ampissima perché i temi su cui lavora sono quotidiani/aziendali.

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lunedì 1 dicembre 2014

Allenare la mente

allenare la mente
Perché parliamo di coaching? Il coach è un allenatore, dunque il coaching è allenamento. Sì, ma di che cosa? L’allenamento fisico, quello che si fa in palestra, serve a sviluppare le potenzialità di ogni singolo muscolo, così che in caso di necessità la persona abbia a disposizione risorse le più ampie possibili. In più, un corpo allenato e sano ci permette in generale una qualità della vita migliore: più attiva, più dinamica, più soddisfacente. Il lavoro mirato in palestra consente lo sviluppo anche, e soprattutto, di quelle parti che siamo soliti utilizzare di meno o per niente: durante ogni esercizio ci concentriamo su uno specifico muscolo e diventiamo consapevoli di quanto esso è in grado di lavorare e di quali potenzialità ancora inespresse possono essere liberate.

Se al corpo e ai muscoli sostituiamo i nostri pensieri, le nostre convinzioni, le abitudini e i comportamenti, otteniamo il campo di azione del coaching. Lavorando con un coach, la persona diventa consapevole dei propri comportamenti abituali, delle risorse ancora inespresse e di quelle reperibili altrove, fa chiarezza sui propri obiettivi e scopre come creare e rafforzare comportamenti nuovi e più efficaci. In un percorso di coaching l’attenzione e gli sforzi sono focalizzati su uno specifico obiettivo, organizzando e attuando le azioni più adatte per raggiungerlo all’interno delle circostanze di vita e di lavoro concrete e contingenti. Il ruolo del coach è quello di facilitare e accompagnare l’evoluzione della persona: la sua presenza facilita l’elaborazione di un metodo di lavoro, aiuta ad ampliare gli orizzonti, fornisce stimoli e supporto per mantenere costante e fruttuoso l’impegno richiesto da un cammino che per il coachee risulta nuovo e sfidante.

In questo senso, allora, il coaching è un allenamento: è un’attività sistematica, facilitata da un professionista esperto del metodo, che irrobustisce i “muscoli” della mente; rende ancora più efficaci i comportamenti esistenti, e – vincendo l’inerzia delle abitudini e delle convinzioni limitanti – allena la persona ad affrontare le situazioni con uno spirito diverso, con un approccio positivo, propositivo, dinamico e consapevole. Alla fine del percorso, come alla fine di un ciclo di allenamento in palestra, la persona si ritrova più forte e salda, pronta ad affrontare le sfide professionali e di vita con maggiori probabilità di successo.

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lunedì 10 novembre 2014

Cose che so fare e non so fare

Esistono le cose che io so fare e le cose che non so fare. Non quelle facili o difficili.
Quando ho ascoltato il breve filmato di Julio Velasco (lo trovate qui sotto), mi sono resa conto che tutto dipende davvero da dove e da come si guarda alle cose. Volendo apportare modifiche ai miei soliti allenamenti in piscina, sono da poco tornata ad un’antica passione: la corsa.
Ora. Quando correvo (in un anno che non cito per pudore), gli allenamenti si facevano con il professore di ginnastica sulla pista rossa delle Terme di Caracalla e tutto era, in fondo, semplice: il coach diceva “corri!” e io correvo. E vincevo. E il divertimento era tutto in questo.
Oggi, per quanto volontà possa mettere, se mi dicessi “Bè…corri no?!” credo che come minimo mi farei solo del male.
I miei primi allenamenti sono stati lunghe camminate. Variazioni di ritmi e terreni, ma solo camminate. Mentre mi riabituavo a sentire il corpo diversamente dal solito, la mente ha cominciato a metter su le trappole.
Camminare è facile, mi dicevo.
In fin dei conti, basta che aumenti il passo…fai le salite modificando il ritmo…arrivi a fare più km in meno tempo, e il gioco è fatto. Perché cara mia (ciliegina finale), non hai più l’età per correre…è troppo difficile!
Ecco. Appunto.
La mina vagante del depotenziamento mentale aveva colpito.
Così ho continuato a camminare ancora per un po’, modificando qui e lì qualcosa.
Eppure…ma è davvero così difficile correre per la me di oggi, mi son chiesta?
In aiuto sono arrivate proprio le parole di Velasco: non esistono cose facili o cose difficili. Esistono persone che sanno fare quelle cose ed altre che non sanno farle ma possono imparare. E io…che non so più come si corre…posso imparare di nuovo a farlo!
Dove volge il vostro sguardo: sulle difficoltà relative o su quanto potete imparare ciò che non sapete fare?

Giada Ales
Personal&Life Coach

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martedì 2 settembre 2014

L’errore di attribuzione

prospettivaDurante le vacanze, nel bel mezzo di una rara serie di belle giornate, mi sono imbattuto nella lettura di un articolo su una delle deformazioni più importanti operata dalla nostra mente: l’errore di attribuzione.
In sostanza si tratta della tendenza a credere, quando ci relazioniamo con gli altri, che le persone agiscano in un determinato modo a causa della loro indole, del loro carattere, per il motivo che tale è la loro natura. Invece, quando ci riferiamo a noi stessi, utilizziamo un altro metro di giudizio: giustifichiamo i nostri atti in base alle circostanze, a fattori contingenti, indipendenti dalla nostra volontàe dal nostro carattere. Questione di prospettiva. Infatti, se ci pensiamo bene, ci capita di andare su tutte le furie quando, all’improvviso, chi ci precede con la macchina svolta all’improvviso senza mettere la freccia. Se invece siamo noi a commettere lo stesso errore, ecco che ci giustifichiamo scaricando la responsabilitàsulle circostanze avverse, sull’incrocio segnalato male, sulla situazione in ufficio ecc… Mentre nel primo caso si trattava dell’incapacitàdi chi ci precedeva, nel secondo caso la colpa è esclusivamente delle circostanze.
Come rimediare? Con la conoscenza di noi stessi. Infatti, se conosciamo meglio noi stessi e i nostri modi di pensare, agire, essere, saremo in grado di gestire meglio i rapporti con gli altri e, soprattutto, con noi stessi. Riusciremo a vivere meglio.
Il percorso di Professional Coach per Manager di GROWBP è una straordinaria occasione per conoscere meglio se stessi ed entrare in contatto con il proprio essere. Infatti, durante la sessione di coaching, si apre uno spazio che definirei magico, in cui si instaura una comunicazione da Essere a Essere. In questa dimensione, anche grazie agli strumenti a disposizione del coach, riusciamo a cogliere l’altro nella totalitàdel suo Essere, possiamo vederlo, ascoltarlo, percepirlo al di làdi qualsiasi trappola mentale che, da questa prospettiva, appare come un mero evento contingente. Conoscere meglio se stessi ci permette di assaporare meglio la vita, di viverla pienamente, di essere più felici, di scoprire nuovi orizzonti dentro di noi.

Gabriele Verdecchia
Coach certificato ACC

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lunedì 14 luglio 2014

Un caso concreto di Brief Coaching

Brief coachingNel maggio di quest’anno, GrowBP ha iniziato un progetto di Brief Coaching nel call center di una società con sede a Londra.
Il progetto iniziale si prefigurava di accompagnare tre Junior Managers / Team Leaders identificati come individui ad alto potenziale per la promozione futura. Ci sono stati un primo incontro faccia a faccia, una sessione di Brief Coaching telefonica seguita da una sessione di follow-up.
L’obiettivo principale dell’azienda era quello di aiutare l’individuo ad identificare un’area di miglioramento così da permettergli di aumentare la propria performance lavorativa.
E’ stata così individuata un’area di miglioramento dei tre junior manager coinvolti, in modo da avere un metodo per raggiungere un obiettivo e incrementare la loro consapevolezza sui cambiamenti futuri.
Visto il successo del progetto sperimentale, il programma è stato esteso ad altri profili junior, anche questi considerati ad alto potenziale per il futuro.
I vantaggi maggiori che il progetto di Brief Coaching ha prodotto sono stati:

  •  Costi: si ottengono ottimi risultati in tempi limitati con costi contenuti. 
  •  Riconoscimento staff: fino ad oggi, solo il senior management utilizzava il coaching per lo sviluppo personale. Questo metodo ha permesso all’azienda di dare un “riconoscimento” anche ai membri più giovani del team che si sono sentiti subito più coinvolti.
  •  Risultati: i risultati sono stati immediati ed osservabili nelle persone dopo una sola sessione di coaching. Tra questi possiamo segnalare la risoluzione dei conflitti tra un team leader esperto e un manager che stava implementando una nuova struttura con nuovi metodi e il miglioramento della capacità di collaborazione di una persona che aveva difficoltà ad esprimersi.

Il progetto sta proseguendo con soddisfazione  del cliente e di Growbp.

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