Tag: conflitti

martedì 2 settembre 2014

L’errore di attribuzione

prospettivaDurante le vacanze, nel bel mezzo di una rara serie di belle giornate, mi sono imbattuto nella lettura di un articolo su una delle deformazioni più importanti operata dalla nostra mente: l’errore di attribuzione.
In sostanza si tratta della tendenza a credere, quando ci relazioniamo con gli altri, che le persone agiscano in un determinato modo a causa della loro indole, del loro carattere, per il motivo che tale è la loro natura. Invece, quando ci riferiamo a noi stessi, utilizziamo un altro metro di giudizio: giustifichiamo i nostri atti in base alle circostanze, a fattori contingenti, indipendenti dalla nostra volontàe dal nostro carattere. Questione di prospettiva. Infatti, se ci pensiamo bene, ci capita di andare su tutte le furie quando, all’improvviso, chi ci precede con la macchina svolta all’improvviso senza mettere la freccia. Se invece siamo noi a commettere lo stesso errore, ecco che ci giustifichiamo scaricando la responsabilitàsulle circostanze avverse, sull’incrocio segnalato male, sulla situazione in ufficio ecc… Mentre nel primo caso si trattava dell’incapacitàdi chi ci precedeva, nel secondo caso la colpa è esclusivamente delle circostanze.
Come rimediare? Con la conoscenza di noi stessi. Infatti, se conosciamo meglio noi stessi e i nostri modi di pensare, agire, essere, saremo in grado di gestire meglio i rapporti con gli altri e, soprattutto, con noi stessi. Riusciremo a vivere meglio.
Il percorso di Professional Coach per Manager di GROWBP è una straordinaria occasione per conoscere meglio se stessi ed entrare in contatto con il proprio essere. Infatti, durante la sessione di coaching, si apre uno spazio che definirei magico, in cui si instaura una comunicazione da Essere a Essere. In questa dimensione, anche grazie agli strumenti a disposizione del coach, riusciamo a cogliere l’altro nella totalitàdel suo Essere, possiamo vederlo, ascoltarlo, percepirlo al di làdi qualsiasi trappola mentale che, da questa prospettiva, appare come un mero evento contingente. Conoscere meglio se stessi ci permette di assaporare meglio la vita, di viverla pienamente, di essere più felici, di scoprire nuovi orizzonti dentro di noi.

Gabriele Verdecchia
Coach certificato ACC

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martedì 21 gennaio 2014

Osare dissentire

 

Molte persone istintivamente evitano il conflitto, ma Margaret Heffernan ci mostra come il disaccordo sia essenziale per il progresso. Illustra (talvolta in maniera contro-intuitiva) come i migliori colleghi non siano una camera di risonanza — e come grandi equipe di ricerca, relazioni e aziende permettano alle persone di dissentire profondamente. 

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mercoledì 8 gennaio 2014

Differenze creative

 

“Tutti noi cerchiamo costantemente di ricavare un senso dal mondo in cui viviamo e la sfida di riuscirci è tanto maggiore quanto più sono complesse le nostre esperienze. Sta in questa sfida la chiave della creatività”, scrive Nigel Barber su Psychology Today.

Questo l’incipit di un articolo di Annamaria Testa su Internazionale di poco tempo fa.

In un ambito sociale e lavorativo in cui purtroppo è facile ancora avere la tendenza ad omologare, imporre regole, senza deroghe né possibilità di variazioni, la diversità diventa il nemico da combattere e se possibile seppellire sotto una montagna di imposizioni.

La diversità vuol essere ancora vista come un qualcosa di negativo, di pericoloso, che può minacciare la buona riuscita di un progetto, di un lavoro o anche solo semplicemente l’armonia di un gruppo.

In realtà, a prescindere dall’ambito di riferimento, è proprio nella sinergia delle diversità di ognuno che si trova il successo, la buona riuscita di un’azione e uno sviluppo esponenziale della propria e altrui creatività. Per arrivare a questo, Annamaria, citando Milton Bennet e la sua scala, ricorda che sono necessari cinque passaggi per giungere all’integrazione: diventare consapevoli delle differenze, depolarizzare i pregiudizi negativi e riconoscere le somiglianze tra culture, afferrare l’importanza delle differenze interculturali, esplorarle e imparare a conoscerle, sviluppare empatia. 

In questo anno nuovo alle sue prime battute, la domanda che vi lascio è: nella mia vita lavorativa e relazionale, che valore hanno le differenze creative? 

Giada Ales
Personal&Life Coach 

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venerdì 28 giugno 2013

Strano o solo diverso?

Strano o solo diverso? Godetevi questo intervento al TED di Derek Silver!

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lunedì 18 marzo 2013

Il nostro tempo

 

Di recente ho visto il film “In Time” che mi ha fatto pensare a come utilizziamo il nostro tempo. La trama è questa: in un futuro prossimo il gene dell’invecchiamento viene debellato. Tutti nascono e crescono fino a 25 anni. Poi il loro tempo biologico si ferma. Da lì in poi però parte un contatore di tempo personale. Un orologio sottopelle ti dice quanto tempo ti resta da vivere. Se il contatore arriva a zero, sei morto.
Come fare a vivere di più? Semplice: il tempo diventa la moneta ufficiale. I nuovi ricchi sono quelli che hanno tempo per fare qualunque cosa, mentre i poveri sono quelli che lavorano ogni giorno per poche ore. Se si fermano, sono morti. Così, i poveri corrono, fanno le cose in fretta, non mangiano ma divorano, perché non possono avere un attimo di respiro. E 2 ore per un biglietto del bus, quando hai solo 1 ora e mezza da vivere, significa che devi arrivare a destinazione di corsa e sperare in un miracolo. Il Tempo diventa l’elemento su cui si regge l’intera umanità.

Riportando questa tematica alla nostra vita, noi non sappiamo quando sarà la nostra scadenza così … viviamo pensando di essere eterni, utilizzando il tempo in attività sempre uguali, ciclicamente. E poi un giorno, succede un evento che ci fa pensare che non siamo eterni. Il punto diventa: la mia vita è ed è stata degna di essere vissuta? Ho dedicato il tempo alle persone care e alle cose che volevo veramente fare? Se abbiamo qualche dubbio significa che è il momento di cambiare rotta perché la cosa più importante che abbiamo è il tempo.
Viviamolo senza sprecarlo, al meglio!

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giovedì 17 gennaio 2013

Un racconto su due cervelli

Avete mai avuto la sensazione di essere troppo diversi dal vostro partner?
Se è così, leggete il “Gli uomini vengono da marte, le donne da Venere” di John Gray. L’ipotesi da cui parte l’autore è molto semplice: gli uomini e le donne hanno due modi diversi di pensare, di amare.
I comportamenti di entrambi assumono spesso significati diametralmente opposti. Per esempio, l’uomo in determinati momenti della sua giornata ha bisogno di “ritirarsi nella sua caverna”, in solitudine, la donna, alle prese con le stesse problematiche, sente di dover condividere i propri sentimenti con gli altri.
Il dialogo, contrariamente a quanto si possa pensare, non è però impossibile, anzi: nel momento in cui si imparano a riconoscere e apprezzare le differenze tra i due sessi, tutto diventa più facile, le incomprensioni svaniscono e i rapporti si rafforzano. E, cosa più importante, si impara a rispettare, amare e sostenere nel modo migliore le persone a noi vicine.

Non siete convinti?
Guardate questo simpatico video dove Mark Gungor spiega in modo divertente come funzionano i cervelli maschile e femminile:

Per un 2013 ricco di diversità!

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mercoledì 19 dicembre 2012

Lavorare bene insieme

Ogni manager, se vuole ricavare il massimo dalla propria squadra, deve prima approfondire alcune dinamiche che caratterizzano il progressivo sviluppo di un gruppo di lavoro.

Per arrivare allo “stadio della cooperazione” ogni team attraversa due fasi: inclusione e affermazione.
Nella prima fase (inclusione) ogni persona ha il desiderio di essere accettata e teme un eventuale rifiuto. In questa fase l’attenzione dei membri di un team è concentrata maggiormente sulla gestione delle
proprie paure e sul comprendere gli altri individui. Il desiderio è quello di conformarsi al gruppo, dimostrandosi accondiscendenti verso il proprio leader. Il ruolo del leader è fondamentale; se si dimostra aperto e sincero senza nascondere la propria “umanità”, i membri del team faranno altrettanto creando un buon clima di relazioni interpersonali.
Diversamente, se si dimostra chiuso ed intransigente, ogni membro si irrigidirà creando un clima di tensione.
Nella seconda fase (affermazione) ogni persona vuole affermare la propria individualità, cercando di esprimere la propria personalità e di estendere il proprio “territorio”. In questo momento esplode la
competitività che può portare allo sviluppo di performance di alto valore oppure può andare a scapito di alcuni membri del team.
E’ un momento delicato per il leader perchè potrebbe trovarsi a dover gestire sfide lanciate alla sua leadership. E’ importante che il leader accetti di essere sfidato senza perdere il controllo della situazione.
E’ in questa situazione che accade talvolta di vedere leader che si pongono sulla difensiva volendo affermare la propria autorità attraverso il proprio ruolo. E’ in questa situazione che ciascun membro del gruppo saggia la forza del team e del leader riconoscendone o meno l’autorevolezza.
A questo punto si arriva allo “stadio della cooperazione”. Il gruppo riconosce naturalmente il leader e ciascuno riconosce il territorio altrui: il team si caratterizza per un alto grado di cooperazione e per la
presenza di un livello di tensione propositiva che il leader cerca di mantenere con intuizione e tatto.

Pertanto, ottenere una buona performance da un team è complesso tenuto conto:
• della relatività dei gruppi: le squadre si formano e si riformano continuamente;
• del tempo ridotto entro cui ottenere dei risultati: le squadre hanno dei tempi per attraversare le fasi sopra citate;
• della logistica dei membri dei gruppi: i team possono essere composti da membri che risiedono in luoghi diversi.

Come si può ovviare alla crescente complessità delle sfide ?

Il COACHING aiuta le persone a lavorare bene insieme. Può, per esempio, essere di aiuto per comprendere quando le persone hanno necessità di costituirsi in un team.
L’applicazione del Coaching ad un team si basa sugli stessi principi dell’applicazione del coaching ad un singolo individuo: più un team acquisisce CONSAPEVOLEZZA, migliore sarà la sua performance.
All’interno di un team potranno emergere diversi obiettivi, capacità e idee di ciascun membro che verranno resi disponibili nell’interesse del gruppo stesso. Il leader assume il ruolo del coach attraverso un confronto con il gruppo e proponendo il proprio punto di vista.

Il coaching è lo strumento essenziale sia per dirigere che per sviluppare un team, proprio come avviene nello sport. Se non si è dei bravi coach, non si è dei bravi manager.
Cosa ci si sente parte di un team?
Attraverso la volontà di lavorare insieme. Ogni persona svolge un proprio compito: ma sentirsi parte di un team vincente è un’altra cosa.
Ognuno vuole sentirsi un campione, vuole sentirsi importante. Se l’azienda è ‘vincente’, ognuno dirà con orgoglio: “lavoro per la società X, i nostri prodotti/servizi sono apprezzati dalla clientela e invidiati
dalla concorrenza”. Tutto ciò è ben diverso dal dire: “lavoro in …. sono un impiegato”. Come nello sport, non ci si sente vincenti solo per una buona performance individuale: se la squadra perde, anche
quell’individuo è  ‘perdente’. Per essere ‘vincenti’ è determinante anche il rendimento dei compagni. Per questo, soltanto il team che possiede la consapevolezza di essere parte integrante di un gruppo vince le sfide.

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giovedì 18 ottobre 2012

Il potere degli introversi

In una cultura in cui essere socievole ed estroverso è apprezzato sopra ogni cosa, può essere difficile, anche vergognoso,  essere un introverso. Ma, come sostiene Susan Cain in questo discorso appassionato, l’essere introversi può portare straordinari talenti e abilità.

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mercoledì 16 maggio 2012

Il coaching nel cambiamento generazionale

 




Le differenze linguistiche e la comunicazione tra le diverse generazioni sono da sempre impegnative. Si confrontano “modi di vedere” diversi; diversi linguaggi e, sopratutto, un diverso utilizzo degli strumenti a disposizione. 
L’allungarsi della vita lavorativa rende necessario rivedere le modalità con cui le diverse generazioni comunicano e si arricchiscono reciprocamente con nuovi saperi.
 
Il coaching risulta uno strumento efficace per gestire in modo efficiente la convivenza lavorativa tra diverse generazioni “costruendo” una mediazionetra i diversi modi di vedere e interpretare la realtà.



E’ in partenza il corso Il Coaching nel cambiamento generazionale con le seguenti date:
Milano 28 e 29 Maggio
Roma 11 e 12 Settembre

 
Per ulteriori informazioni contattaci
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