Tag: flusso

giovedì 2 aprile 2015

La mia prima avventura da coachee e da coach

La mia prima avventura da coachee e da coach
Il primo incontro con il coaching da parte di un coachee e di un coach: come l’esperienza della prima volta è stata vissuta da entrambe le parti.
Un post un po’ lungo che racconta due diversi punti di vista.

….da coachee
Se c’è una delle tante cose che nella mia vita non mi sarei mai aspettata è avvicinarmi al mondo del coaching. Potrebbe essere una delle tante frasi fatte che ruotano intorno al nostro vocabolario quotidiano, alla nostra vita ma nel mio caso corrisponde a verità. E invece, circostanze più o meno fortuite me l’hanno fatto conoscere a livello professionale e anche personale.
Dal mio punto di vista, da neofita, posso solo dare un’idea, un piccolo assaggio che mi ha fatto “diventare per curiosità” per un paio di volte coachee…ovvero colui che viene guidato da un coach affinchè trovi efficacemente le risorse personali e le competenze professionali che già possiede per definire e realizzare i suoi obiettivi. Tutti noi abbiamo degli obiettivi che riusciamo più o meno a realizzare sia personali che professionali. Mi sono trovata in due sessioni, a distanza di una settimana una dall’altra, dove ho tirato fuori delle tematiche, dei problemi, che non riesco spesso a gestire o risolvere.
Cosa ricordo? Emozione, ansia…dubbi…mi dicevo: che dico? Come rispondo? Sarò all’altezza? E invece alle domande del mio “coach”…e al tema che ho portato in quelle sessioni ho trovato principalmente una persona che non era li per giudicare ma per ascoltare con attenzione, cercando una sintonia che potesse essermi d’aiuto.
Cosa mi ha sorpreso? Le poche domande, mirate, fatte con grande arguzia affinchè io potessi trovare le mie risposte e soluzioni. Il mio coach (che non conoscevo, cosa da non sottovalutare) mi ha trasmesso molta tranquillità e mi ha messo subito a mio agio. Devo segnalare per dovere di cronaca che queste due sessioni sono state effettuate in forma anonima, via telefono, e io, non conoscevo e non vedevo il mio coach.
Durante la sessione mi sono sentita, lo ammetto, molto confusa ma allo stesso tempo piena di energia con la voglia di mettere a fuoco e dare più valore a me stessa e alle mie esigenze. Una bella sensazione anche perché mi sono resa conto che per molto tempo avevo dato priorità ad altri e poco a me stessa e al sentirmi bene “professionalmente parlando”.
Come mi sono sentita dopo un’ora di sessione? Stanca, avevo parlato per un’ora cercando di mettere a fuoco un problema, e svuotata. Nei 15 minuti successivi mi sono isolata per raccogliere le idee e analizzare le frasi che il mio coach mi aveva detto. Il mio obiettivo era stato raggiunto: più serena, focalizzata e più risoluta ma consapevole che il “lavoro” da fare è ancora molto lungo.
Le aspettative riguardanti i risultati del coaching sono importanti e vanno chiarite fin dall’inizio.
Il coachee deve comprendere bene in cosa consiste il coaching, in cosa differisce da altre metodologie, cosa permette e non permette di raggiungere e come si svolge per intraprendere consapevolmente il percorso! 

…e da coach….
Allora…dunque…com’era? L’ascolto attivo…sii concentrata sulla sua voce…sulle pause…uhmmm…si…poi le domande ti vengono…ah si le domande certo…progettare azioni…pianificare e stabilire obiettivi…e poi gestire i progressi e le responsabilità…
Il semaforo davanti a me scatta sul verde, riparto mentre mentalmente ripercorro tutte le 11 competenze di un coach secondo ICF. 
Quando entro in casa la gatta mi viene incontro allegramente, la saluto con un gesto veloce e accendo velocemente il pc.
Mi guardo intorno. Forse il tavolo del salotto è più comodo, da questa posizione mi si vedrebbe meglio in webcam…già…la cam…devo ricordarmi di guardare bene il coachee, di capire come sta anche dall’espressione…ma com’era quella domanda che mi aveva fatto la collega al corso?! …sposto il pc, collego tutto, la gatta chiede attenzioni . Sposto pure lei.
Sono le 17.40, mancano ancora 20 minuti.
Il collegamento c’è, la luce va bene, forse accendo anche la lampada in fondo così illumina meglio.
Respiro, cerco di sciogliere la tensione… come se fosse facile.
Un unico, martellante pensiero fastidioso: e se non mi viene la domanda giusta al momento giusto?! Seguito da un secondo ancor più fastidioso pensiero: e se faccio la domanda sbagliata e combino un casino?!
Respiro. Cammino per casa su e giù.
17.45.
La micia prova a giocare, la ignoro.
Fai scorrere, senza pensare, ascolta e basta, lascia semplicemente che il tuo coachee ti parli. Le domande ti verranno.
Si…vabbè…e tutta la fatica che ho fatto durante il corso?! Dove la metti?!
Respiro. Cammino. Scanso la gatta. Respiro ancora.
17.55.
Ok…mancano solo 5 minuti. C’è poco da fare. Collegati e aspetta serenamente. Vedrai, andrà tutto bene…forse!
Un ultimo respiro. Sorrido. Mi giro per tornare al pc.
La gatta è sul tavolo, allungata verso la libreria porta cd.
Mi guarda.
La guarda.
Fa per saltarci sopra ma perde l’appoggio.
In un secondo libreria e cd sono sul tavolo, sul pc, per terra.
Non respiro più.
17.58.
Un coach rimane concentrato qualsiasi cosa accada.
Mi esce un rantolo.
Rimetto in piedi la libreria e i pochi cd rimasti mi cadono addosso.
Non ho neanche il tempo di imprecare. Scanso custodie e dischi dal pc, mi collego.
C. è in linea. Mi siedo. Sotto i piedi sento scricchiolare una custodia.
– Ciao C.! Benvenuto! Come stai? – (far sentire a proprio agio il coachee…o non fargli capire l’apocalisse appena accaduta?!)
– Ciao! Bene direi, forse un po’ agitato per questa sessione… – (agitato, lui?!?!)
– Oh tranquillo! Sarà una passeggiata, vedrai!
–  Bè tu sei il Coach, è normale che tu sia più tranquilla di me! Mica devi parlare tu! – sorride, nervoso (davanti a me, sul tavolo e al di là dello schermo del pc, due occhi di gatta mi scrutano curiosi…si si, proprio tranquilla, io! Eh!)
– Vero! Ma a me la responsabilità delle domande…e di sfidarti! – sorrido di rimando, mentre scivolo con un piede su un cd.
18.55
– A dirtela tutta Coach, adesso che ne ho parlato con te, mi rendo conto che il conflitto con R.  è davvero una sciocchezza! E voglio proprio dirglielo, domani mattina! 
– Quando lo farai di preciso?
– Appena arriva…si, penso che lo inviterò per un caffè fuori al bar così possiamo parlare il libertà…si si, mi piace proprio l’idea! – mi risponde entusiasta.
– Bene! Secondo te, hai raggiunto quello che ti eri prefissato ad inizio sessione? O c’è altro che ha bisogno di essere esplorato, sull’argomento? –
– No no va benissimo così! Ci confermiamo la prossima sessione? Così ti racconto i progressi! Io potrei mercoledì prossimo, che ne dici? – il suo viso è luminoso, alleggerito, sorridente.
– Perfetto! Stesso orario? – la gatta si stiracchia sul divano e mi guarda propositiva. La fulmino minacciosa.
– Si, benissimo! Allora ciao! E grazie! Sei stata fantastica!!! –
– Grazie a te C.! A mercoledì! –
Quando chiudo il collegamento, mi accorgo che mi fanno male gli addominali per la tensione. Credo di aver respirato pochissimo, nell’ultima ora.
Intorno a me, un cimitero di custodie e cd.
La gatta mi viene incontro con un prù contento.
Faccio per alzarmi, e sento che si rompe qualcosa sotto i piedi… speriamo sia quel cd di musica indiana che mi hanno regalato, così ho la scusa per buttarlo.
La mia prima volta da coach è stata un’avventura!
Letteralmente.
Ma anche una lezione importante per me. Saper mantenere la concentrazione e l’equilibrio qualsiasi cosa accada, essere presente con il coachee malgrado gli imprevisti è una competenza importante e per nulla scontata. Soprattutto le prime volte, quando tutto è messo in dubbio, quando ci si preoccupa più del fare che dell’essere, perché si è poco allenati.
Poi però, tanta sfida con se stessi è ripagata. A volte da una semplice parola. Quando il mio coachee a conclusione della sessione ha citato “i progressi” da raccontarmi la volta successiva ho capito di essere stata efficace oltre ogni mia aspettativa.
Non ricordo quasi mai le domande che faccio ai coachee, e so che questo è un segnale importante perché significa che sono con la persona, nel flusso della sua narrativa e del suo qui e ora. Però ricordo sempre l’emozione di quei momenti in cui scopre la sua soluzione, in cui per la prima volta intravede una diversa strada da percorrere. E sono momenti così intensi da sorprendermi ogni volta.
Credo che una competenza segreta per un coach debba essere proprio lo stupore: personalmente, fin quando saprò stupirmi gioiosamente dei progressi dei coachee saprò che sto facendo bene il mio lavoro. Il resto? Bè…basta ancorare per bene le librerie porta cd al muro, no?!

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mercoledì 23 ottobre 2013

Segui il Flusso a Roma

 

copertinelibro

“Segui il Flusso” è il libro di Claudia Crescenzi che verrà presentato ai lettori il 24 Ottobre prossimo, ore 18.00, alla Libreria Arion – Palazzo delle Esposizioni Via Milano, 15/17 a Roma. E’ l’occasione per farsi spiegare direttamente dall’autrice come sviluppare energia e consapevolezza. Ognuno di noi ha forza vitale ed energia da sviluppare e gestire per ottenere il massimo di ciò che desidera. Diventare consapevoli di sé, del proprio potenziale, e avere ben chiari gli obiettivi per far in modo che accada ciò che noi vogliamo. “Insegui il tuo flusso e abbi il coraggio di riprenderti la capacità di scelta. Nessuno te la può togliere” scrive l’autrice del libro Segui il flusso: un punto di vista applicabile, nella vita professionale e nella vita personale, per diventare registi del nostro percorso.

Scarica un estratto del libro.
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lunedì 3 dicembre 2012

Comunicare con carisma

La comunicazione verbale e non verbale

Ognuno di noi comunica in modi e maniere diverse; parlando, stando in silenzio, indicando, muovendo gli occhi, portando le mani sul viso o chinando la testa. Le azioni, le reazioni, i comportamenti, le attitudini sviluppano delle relazioni. Uno stesso messaggio o una stessa reazione possono assumere significati diversi se espressi in un certo ambiente o in un altro, in un contesto socio-culturale piuttosto che in un altro.

Ma si è consapevoli di questi processi?
Diversi studi sono stati effettuati tra gli anni 50 e 60 in California da un gruppo di ricercatori per il Mental Research Institute, attraverso i quali sono stati approfonditi vari aspetti della comunicazione a partire dalla capacità di ascolto fino allo studio dei segnali non verbali.
La comunicazione, come studio dei processi che permettono ai “flussi di messaggi” di passare da un individuo all’altro in modo che da una parte ne sia rispettato il contenuto e dall’altra ci sia un contributo al miglioramento della relazione, è diventata una branca della psicologia.
Altri studi si sono soffermati a individuare le caratteristiche peculiari di un buon comunicatore; un’intelligenza vivace, una carriera scolastica brillante, specifiche competenze professionali.
Ma tutto questo non basta. Basti pensare ad una persona che abbia queste caratteristiche ma nel contempo sia arrogante, irascibile, incapace di trattare con le altre persone e di gestire le proprie
emozioni.

E allora cosa serve?
Daniel Goleman parlava di Intelligenza Emotiva come un modo particolarmente efficace di trattare se stessi e gli altri. In sostanza, si trattava della capacità di motivare se stessi e di continuare a perseguire
un obiettivo nonostante le frustrazioni; la capacità di controllare gli impulsi e rimandare la gratificazione; la capacità di modulare i propri stati di animo evitando che la sofferenza ci faccia perdere la lucidità mentale; la capacità di essere empatici.

Tutto ciò si racchiudere in due macro competenze:
• competenza personale, legata al controllo di se stessi;
• competenza sociale, legata alla gestione della relazione con gli altri.

Alla base della competenza personale c’è la consapevolezza; alla base di quella sociale c’è l’empatia e le abilità nella relazioni interpersonali. Una particolare attenzione merita l’empatia: essere empatici significa far risuonare dentro di sé i sentimenti degli altri come se fossero i propri e senza dimenticare i propri. È l’accettazione incondizionata degli stati di animo così come vengono offerti nella relazione.
Nell’essere empatici, accanto alla condivisione dei sentimenti, c’è anche la valorizzazione degli altri, che si manifesta nel credere nelle persone, nel mettere in risalto e potenziare le loro abilità, nel sostenere
la loro autonomia, nel rispettare le loro diversità individuali, etniche e ideologiche, nell’utilizzare le differenze come opportunità al di là di ogni pregiudizio.
Non esiste  in sintesi solo un’intelligenza di tipo Cognitivo ma anche un’altra di tipo Emotivo – Relazionale, che ci consente di capire meglio noi stessi e di interagire in modo più efficace con gli altri.
Si parla in questo caso di capacità di ascolto, ovvero l’Ascolto Attivo o meglio ancora l’Ascolto Attivo Empatico. Ci si mette in condizione di “ascolto efficace” provando a mettersi nei panni dell’altro
condividendo le sensazioni che manifesta.
Da tutto ciò è escluso il giudizio, ma anche il consiglio. Lo sforzo è spostare l’interesse dal perché l’altro dice al come lo dice. Saper ben ascoltare può portare ad aprire la mente a nuove idee, a nuove soluzioni, ad arricchimento della persona. E’ un’abilità che può essere utile anche per la crescita professionale.
Questa capacità contribuisce ad essere dei bravi genitori, dei bravi manager, degli ottimi compagni, dei fantastici coach.
Imparare ad ascoltare vuol dire imparare a comunicare.
Ascoltando dunque le proprie emozioni, si comunica con se stessi; capendo se stessi si capisce gli altri; si comunica con una lunghezza d’onda diversa da quella tipicamente razionale.

Il carisma è un’espressione dell’ essere umano; non può essere insegnata perché ciascun individuo ha il suo modo di esprimerlo ha il suo linguaggio.
Il carisma è espressione della propria ricchezza interiore.
Il COACHING supporta l’individuo nello sviluppo dell’utilizzo del proprio carisma, del proprio potenziale. Con l’ascolto attivo empatico raggiunge qualsiasi individuo voglia esprimere la sua unicità in qualità di essere umano.
Allena le persone ad esprimere al massimo la propria potenzialità; supporta i manager, i genitori, i compagni ad allenare a loro volta altri individui nello sviluppo della propria intelligenza emotiva.

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mercoledì 7 novembre 2012

Potenzia la tua energia*

Per essere efficienti occorre essere efficaci e per essere efficaci occorre fermarsi, darsi del tempo e dello spazio. ” (Segui il flusso – Claudia Crescenzi pag.100, Este edizioni)

L’energia può essere definita come azione efficace, capacità di compiere un’azione. È ciò che ci fa vivere, muovere, agire. La gestione della nostra energia esercita una forte influenza sulle persone che ci circondano e sull’ambiente nel quale siamo immersi.

Ognuno di noi ha la totale responsabilità della gestione della propria energia vitale e tramite alcuni fattori chiave, siamo in grado di indirizzarla e gestirla.

Il primo fattore è il tempo: sapere gestire i propri impegni in base al tempo a disposizione ci consente di non andare in deficit di energia. Occorre imparare a gestire il proprio tempo e a valutare le priorità, è il primo passo verso il benessere.

Un altro fattore decisivo è la gestione del nostro spazio: trovarsi uno spazio per tutte quelle attività che ci elevano e ci ricaricano energeticamente. Possiamo determinare la nostra energia amministrando bene il nostro corpo, concedendo ad esso le necessarie attenzioni.

Ascoltare i propri sensi è un altro fattore che concorre alla gestione/arricchimento della nostra energia vitale. In questo modo possiamo essere maggiormente ricettivi e accedere alle nostre intuizioni. Le emozioni sono energia in movimento e si muovono dentro di noi molto più veloci dei nostri pensieri. 

Se impariamo a gestire la nostra energia vitale, la stessa energia diventa la materia prima per la costruzione della nostra felicità.

*Tratto da “Segui il flusso” di Claudia Crescenzi

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giovedì 5 luglio 2012

Intervista su "Segui il flusso"


 

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giovedì 28 giugno 2012

Agire anzichè Reagire

Dove ci porta oggi il flusso della vita?
Cosa stiamo vivendo? Cosa stiamo affrontando?
Quali sono le nostre riflessioni? Quali sono le nostre emozioni?

Tante domande a volte non semplici; domande che però ci servono a comprendere il punto in cui siamo, a prendere consapevolezza di cosa ci serve qui e ora in questo momento per andare verso la nostra direzione, per guidare la nostra macchina, per inseguire i nostri obiettivi.

Occorre essere allenati a fermarsi, ad ascoltarsi, ad ascoltare il nostro ambiente e le persone intorno a noi. A riflettere e decidere dove indirizzare la nostra vita professionale e personale.
Inseguire ciò che vogliamo.

Periodo difficile? Crisi economica? Il peso dello stress da lavoro è insopportabile?
Non abbiamo più certezze? Lavoriamo con persone a noi sgradite?
Cosa possiamo fare a fronte di tutto ciò visto che la situazione non cambia?

Occorre allenarci ad indirizzare i nostri pensieri, ad utilizzare le nostre risorse che fino ad ora non abbiamo abbastanza utilizzato. Ciò che facciamo evidentemente non è abbastanza efficace se queste cose ci pesano.

E allora cosa fare? Cosa possiamo fare per gestire meglio lo stress del lavoro visto che non cambia? Cosa possiamo fare visto che dobbiamo lavorare con quelle persone che vorremmo che sparissero davanti a noi?
Subire la situazione o scegliere di cambiare rotta o atteggiamento.

Come fare? Con il coaching; un allenamento che mi permette di allenare alcune attitudini che ho dentro di me ma che non ho abbastanza allenate.

Ma perché? A che pro? Per gestire la situazione e stare bene nella situazione in cui sino ad oggi non stiamo stati molto bene. Per essere efficaci e sentirci efficaci indipendentemente dalla situazione in cui siamo e dalle persone che ci circondano.

Per Agire anziché Reagire.

Ecco perché il coaching.

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