Tag: motivazione

lunedì 10 novembre 2014

Cose che so fare e non so fare

Esistono le cose che io so fare e le cose che non so fare. Non quelle facili o difficili.
Quando ho ascoltato il breve filmato di Julio Velasco (lo trovate qui sotto), mi sono resa conto che tutto dipende davvero da dove e da come si guarda alle cose. Volendo apportare modifiche ai miei soliti allenamenti in piscina, sono da poco tornata ad un’antica passione: la corsa.
Ora. Quando correvo (in un anno che non cito per pudore), gli allenamenti si facevano con il professore di ginnastica sulla pista rossa delle Terme di Caracalla e tutto era, in fondo, semplice: il coach diceva “corri!” e io correvo. E vincevo. E il divertimento era tutto in questo.
Oggi, per quanto volontà possa mettere, se mi dicessi “Bè…corri no?!” credo che come minimo mi farei solo del male.
I miei primi allenamenti sono stati lunghe camminate. Variazioni di ritmi e terreni, ma solo camminate. Mentre mi riabituavo a sentire il corpo diversamente dal solito, la mente ha cominciato a metter su le trappole.
Camminare è facile, mi dicevo.
In fin dei conti, basta che aumenti il passo…fai le salite modificando il ritmo…arrivi a fare più km in meno tempo, e il gioco è fatto. Perché cara mia (ciliegina finale), non hai più l’età per correre…è troppo difficile!
Ecco. Appunto.
La mina vagante del depotenziamento mentale aveva colpito.
Così ho continuato a camminare ancora per un po’, modificando qui e lì qualcosa.
Eppure…ma è davvero così difficile correre per la me di oggi, mi son chiesta?
In aiuto sono arrivate proprio le parole di Velasco: non esistono cose facili o cose difficili. Esistono persone che sanno fare quelle cose ed altre che non sanno farle ma possono imparare. E io…che non so più come si corre…posso imparare di nuovo a farlo!
Dove volge il vostro sguardo: sulle difficoltà relative o su quanto potete imparare ciò che non sapete fare?

Giada Ales
Personal&Life Coach

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giovedì 17 aprile 2014

La nostra più grande paura

Questo video è tratto dal film “Coach Carter” dove si cita una poesia di Marianne Williamson.
La trovate anche nella nostra pagina di Piccole Gemme. Buona Visione!

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martedì 19 novembre 2013

Disobbedienza

Un video particolarmente intenso, autentico e potentissimo per riprenderci il nostro potere come esseri umani.
 
Imperdibile!
 
 

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giovedì 7 novembre 2013

Provate qualcosa per 30 giorni

C’è qualcosa che avevate intenzione di fare, che volevate fare, ma che…alla fine non avete fatto? Matt Cutts dice: Provate qualcosa di nuovo per 30 giorni. Questo breve e spassionato intervento propone un metodo chiaro su come scegliere e raggiungere degli obiettivi. 

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giovedì 4 luglio 2013

Affrontare il cambiamento

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Con l’arrivo dell’estate vi segnaliamo una lettura breve e pur sempre attuale.

Come vivere ed affrontare il cambiamento nel vostro lavoro e nella vostra vita, in una bella presentazione tratta da “Chi ha spostato il mio formaggio?” il best seller di Spencer Johnson.

Il formaggio è una metafora di ciò che vogliamo avere nella vita: un lavoro, una relazione, più soldi, una casa più grande, ecc.

Ognuno di noi ha una sua idea di ciò che sia “formaggio” e lo persegue con tenacia perché crede che averlo possa renderlo felice.

Spesso però ci attacchiamo ad esso. E se lo perdiamo, o ci è portato via, ciò rappresenta per noi un trauma.

Ecco 10 piccoli consigli tratti dalla presentazione:

1. Se non si cambia, si può rischiare di sparire.

2. Quando riesci ad andare oltre la paura, ti senti libero.

3. La paura che si costruisce nella nostra mente è peggiore della situazione che esiste realmente.

4. Quando si cambia ciò che in cui si crede, si cambia quello che si fa.

5. Il formaggio di ieri non tornerà. E’ tempo di cercare nuovi formaggi.

6. Muoversi in una direzione nuova aiuta a trovare nuovo formaggio.

7. Quanto più rapidamente si lascia andare il formaggio vecchio, più presto si trova il nuovo formaggio.

8. Siate pronti a cambiare in fretta, ancora e ancora.

9. Quando vedi che si possono trovare e godere nuovi formaggi, cambia rotta.

10. I piccoli cambiamenti aiutano ad adattarsi meglio ai cambiamenti più grandi che sono a venire.

In sintesi:
Godetevi il cambiamento. C’è sempre nuovo formaggio là fuori.

 

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lunedì 22 aprile 2013

Osate cambiare, cercare nuove strade

E proprio quando credete di sapere qualcosa, che dovete guardarla da un’altra prospettiva, anche se può sembrarvi sciocco o assurdo, ci dovrete provare!

 

 

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mercoledì 13 marzo 2013

Basta crederci!

L’ingrediente segreto per la felicità si trova dentro di te…per rendere una cosa speciale devi solo credere che sia speciale.

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mercoledì 19 dicembre 2012

Lavorare bene insieme

Ogni manager, se vuole ricavare il massimo dalla propria squadra, deve prima approfondire alcune dinamiche che caratterizzano il progressivo sviluppo di un gruppo di lavoro.

Per arrivare allo “stadio della cooperazione” ogni team attraversa due fasi: inclusione e affermazione.
Nella prima fase (inclusione) ogni persona ha il desiderio di essere accettata e teme un eventuale rifiuto. In questa fase l’attenzione dei membri di un team è concentrata maggiormente sulla gestione delle
proprie paure e sul comprendere gli altri individui. Il desiderio è quello di conformarsi al gruppo, dimostrandosi accondiscendenti verso il proprio leader. Il ruolo del leader è fondamentale; se si dimostra aperto e sincero senza nascondere la propria “umanità”, i membri del team faranno altrettanto creando un buon clima di relazioni interpersonali.
Diversamente, se si dimostra chiuso ed intransigente, ogni membro si irrigidirà creando un clima di tensione.
Nella seconda fase (affermazione) ogni persona vuole affermare la propria individualità, cercando di esprimere la propria personalità e di estendere il proprio “territorio”. In questo momento esplode la
competitività che può portare allo sviluppo di performance di alto valore oppure può andare a scapito di alcuni membri del team.
E’ un momento delicato per il leader perchè potrebbe trovarsi a dover gestire sfide lanciate alla sua leadership. E’ importante che il leader accetti di essere sfidato senza perdere il controllo della situazione.
E’ in questa situazione che accade talvolta di vedere leader che si pongono sulla difensiva volendo affermare la propria autorità attraverso il proprio ruolo. E’ in questa situazione che ciascun membro del gruppo saggia la forza del team e del leader riconoscendone o meno l’autorevolezza.
A questo punto si arriva allo “stadio della cooperazione”. Il gruppo riconosce naturalmente il leader e ciascuno riconosce il territorio altrui: il team si caratterizza per un alto grado di cooperazione e per la
presenza di un livello di tensione propositiva che il leader cerca di mantenere con intuizione e tatto.

Pertanto, ottenere una buona performance da un team è complesso tenuto conto:
• della relatività dei gruppi: le squadre si formano e si riformano continuamente;
• del tempo ridotto entro cui ottenere dei risultati: le squadre hanno dei tempi per attraversare le fasi sopra citate;
• della logistica dei membri dei gruppi: i team possono essere composti da membri che risiedono in luoghi diversi.

Come si può ovviare alla crescente complessità delle sfide ?

Il COACHING aiuta le persone a lavorare bene insieme. Può, per esempio, essere di aiuto per comprendere quando le persone hanno necessità di costituirsi in un team.
L’applicazione del Coaching ad un team si basa sugli stessi principi dell’applicazione del coaching ad un singolo individuo: più un team acquisisce CONSAPEVOLEZZA, migliore sarà la sua performance.
All’interno di un team potranno emergere diversi obiettivi, capacità e idee di ciascun membro che verranno resi disponibili nell’interesse del gruppo stesso. Il leader assume il ruolo del coach attraverso un confronto con il gruppo e proponendo il proprio punto di vista.

Il coaching è lo strumento essenziale sia per dirigere che per sviluppare un team, proprio come avviene nello sport. Se non si è dei bravi coach, non si è dei bravi manager.
Cosa ci si sente parte di un team?
Attraverso la volontà di lavorare insieme. Ogni persona svolge un proprio compito: ma sentirsi parte di un team vincente è un’altra cosa.
Ognuno vuole sentirsi un campione, vuole sentirsi importante. Se l’azienda è ‘vincente’, ognuno dirà con orgoglio: “lavoro per la società X, i nostri prodotti/servizi sono apprezzati dalla clientela e invidiati
dalla concorrenza”. Tutto ciò è ben diverso dal dire: “lavoro in …. sono un impiegato”. Come nello sport, non ci si sente vincenti solo per una buona performance individuale: se la squadra perde, anche
quell’individuo è  ‘perdente’. Per essere ‘vincenti’ è determinante anche il rendimento dei compagni. Per questo, soltanto il team che possiede la consapevolezza di essere parte integrante di un gruppo vince le sfide.

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venerdì 14 dicembre 2012

La diversità come valore

Il Diversity Management,  è un processo aziendale di cambiamento che nasce nei primi anni 90 in USA e ha come scopo la valorizzazione e il pieno utilizzo del contributo, unico, che ciascun dipendente può portare per il raggiungimento degli obiettivi aziendali.
In un contesto dove la crescente diversificazione dei clienti e dei mercati (processi di globalizzazione e di concentrazione), le nuove modalità di lavoro all’interno e tra le aziende (lavoro per processi, M&A, outsourcing), diviene sempre più strategica l’individuazione e la valorizzazione delle diversità culturali delle risorse.
Le organizzazioni aziendali si trovano ad affrontare la multiculturalità; partendo dalle specifiche peculiarità di ogni singola risorsa e “facendo leva” sulle diversità, soprattutto culturali, aumentano la loro possibilità di successo.
I manager si pongono il problema di realizzare concretamente un ambiente di lavoro dove regni la coesione e la convinzione di quanto le differenze tra le persone siano un patrimonio da utilizzare a beneficio delle organizzazioni e delle persone stesse.
Per essere affrontato il tema della diversità necessita di nuovi modelli di gestione da parte delle imprese e di nuove competenze da parte degli individui. 

Il COACHING è uno strumento con cui le organizzazioni possono rispondere a queste esigenze.
Agevola il cambiamento culturale, con il quale la proprietà, il management,il personale dipendente di un’azienda si identificano in un’unica cultura aziendale condividendone i valori e il sistema.
Coniuga l’attenzione al raggiungimento e all’ottimizzazione delle performances del ruolo di manager con l’attenzione alla persona stessa. Favorisce la coesione delle risorse, trasformando un clima di competizione in un clima di cooperazione.
Identifica, le caratteristiche uniche culturali di ogni singolo individuo riuscendo a creare contemporaneamente capacità sicurezza in se stessi e rendendo la diversità un valore aggiunto, una potenzialità da sviluppare.
Crea la capacità di far leva soltanto sulle proprie forze,crea fiducia, autostima,senso di responsabilità.
Attraverso delle sessioni specifiche e ponendo delle domande aperte, il COACH aiuta i manager, i dipendenti a sviluppare la capacità di ascolto, a migliorare la relazione con e tra i collaboratori, rendendo le relazioni stesse creativogeniche, facilitandone, l’accrescimento del grado di consapevolezza.
La consapevolezza delle proprie sensazioni ed emozioni è di importanza fondamentale anche nella vita professionale.
Fintanto che il manager dice ai collaboratori come svolgere una attività non vi sarà un accrescimento della consapevolezza dei collaboratori né uno sviluppo della creatività.

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