Tag: sviluppo individuale

martedì 3 marzo 2015

Raggiungere la “peak performance”

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Quello di “performance” è un concetto assai famigliare a qualunque manager, anzi a qualunque persona che lavori in azienda e si confronti quotidianamente con obiettivi da raggiungere e strumenti di misurazione del lavoro fatto e da fare.
Altrettanto comune è la ricerca del modo migliore di essere “performanti”, cioè di saper svolgere (e far svolgere) tutte le attività in modo efficace ed efficiente oltre che costante nel tempo. Insomma: una prestazione sempre al massimo. E’ davvero possibile?
Naturalmente i miracoli non li fa nessuno, però il coach può accompagnarti alla scoperta di quelle piccole e grandi azioni che ti permettono di valorizzare e ottimizzare le tue risorse, quelle note e quelle meno note – e pure quelle che non pensavi di avere: la consapevolezza delle tue fonti personali di energia, i modi in cui la usi ma soprattutto quelli in cui la sprechi senza accorgertene, la capacità di ottenere l’aiuto giusto al momento giusto dai colleghi o dai collaboratori o dai membri del team, le strategie per essere sempre focalizzato sul compito più importante in quel momento.
Da un lato si lavora su se stessi, sulla propria percezione e autocoscienza, in una parola: sul proprio essere. Dall’altro si tratta di organizzare il proprio fare intorno a priorità e scadenze da fissare con lucidità in base a importanza e urgenza dei diversi obiettivi, e poi dare corso ai conseguenti piani operativi.
La gestione efficace del tempo e dell’energia crea le condizioni giuste per poi essere in grado di sviluppare una performance di alto livello anche sul piano cognitivo, razionale, comportamentale.
Arrivare ad una tale gestione efficace è una faccenda estremamente personale, poiché ciascuno è un individuo unico, con le proprie caratteristiche, le proprie esigenze, le proprie sensibilità, i propri obiettivi personali: è per questo che il coaching, in quanto accompagnamento individuale altamente personalizzato, può rivelarsi un aiuto decisivo nel mettere in pratica tutto ciò al meglio.

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giovedì 19 febbraio 2015

L’80/20 e la Consapevolezza Sistemica

Principio di Pareto
In questi ultimi anni è stato riscoperto un principio individuato da Vilfredo Federico Damaso Pareto, un economista italiano che nel 1897, durante il suo soggiorno in Inghilterra, studiando la distribuzione dei redditi e delle ricchezze, arrivò alla conclusione che l’80% della ricchezza è posseduta dal 20% delle persone. Successivamente scoprì che questo modello poteva essere applicato non solo a qualsiasi campo, e non solo alla distribuzione della ricchezza.
In sostanza: l’80% delle cose che abbiamo deriva dal 20% delle attività che svolgiamo, il 20% dei rapporti umani che intratteniamo fornisce l’80% della soddisfazione, e potrei continuare all’infinito. Tuttavia, questa teoria cadde nell’oblio per essere poi riscoperta solo recentemente.
L’80/20 è un principio che, se applicato nella nostra vita, conferisce grande concretezza alle azioni che compiamo e permette di liberarsi dallo stress derivante dall’inutile dispersione di energia.

Come applicare questo principio nelle nostre vite? In quale modo esso può aiutarci concretamente
Sì tratta, sostanzialmente, di cambiare il modo di pensare. Invece di ragionare in termini di equilibrio 50/50, inizieremo a pensare in termini di squilibrio 80/20 e a sviluppare Consapevolezza Sistemica. Che cosa significa?
La vita e’ organizzata in sistemi.
La Terra, un Continente, una Nazione, la Società, un network di conoscenze, la Famiglia, le nostre Relazioni, l’Azienda per la quale lavoriamo, il nostro corpo, la nostra Mente, ecc…, sono tutti sistemi. Essi sono formati da tante parti che, messe assieme, formano qualcosa di più della loro somma.
All’interno di un sistema non tutte le parti hanno la stessa importanza. Se andiamo ad analizzare attentamente quello che accade nella nostra vita, vediamo che nella nostra rete di relazioni ce ne sono alcune molto più importanti di altre, intervenendo sulle quali siamo in grado di cambiare la nostra esistenza. Lo stesso discorso si può fare per l’azienda: se vengono modificate alcune attività, è possibile modificare l’operato di tutta l’organizzazione. Potrei fare lo stesso discorso per qualsiasi cosa: perfino l’insieme delle convinzioni presenti nella nostra mente formano un sistema! Infatti, cambiando solo alcune delle nostre convinzioni, cambiamo il nostro modo di vedere, sentire, agire, vivere!

Iniziamo subito ad applicare questi concetti alla nostra vita! Individua quali sono le attività e i rapporti umani che rappresentano quel 20% che fa la differenza nella tua vita. E’ possibile utilizzare questo schema in qualsiasi settore.

Gabriele Verdecchia
Coach certificato ACC

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giovedì 5 febbraio 2015

Vendere e coaching: due facce della stessa medaglia

vendita e coaching
Ho la fortuna di gestire un team di venditori da 4 anni e, ogni giorno, mi rendo conto di quanto siano importanti le qualità del coach per un venditore di successo. Concetti come relazione con l’altra persona, l’apertura sensoriale, le domande potenti, sono il pane quotidiano di ogni venditore che si rispetti.
Le persone sono infatti sommerse dalla pubblicità – proveniente da internet, dalla televisione, dalle radio, ecc. – che propone l’acquisto di qualsiasi cosa: quando il potenziale cliente si trova al cospetto del venditore vuole sentirsi ascoltato e compreso. Di sicuro non vuole ascoltare l’ennesima proposta d’acquisto. L’interazione di vendita, come il coaching, è una partnership in cui il venditore, mediante l’ascolto e le domande, capisce l’esigenza del cliente e formula l’offerta su misura. Lo spazio dell’interazione di vendita appartiene al cliente, è come una danza in cui il venditore segue passo passo il cliente nel suo processo decisionale fino alla vendita finale. Infatti, tanto più è forte il legame relazionale che si viene ad instaurare, tanto più aumentano le possibilità che la finalizzazione della vendita vada a buon fine.
Ecco perché raccomando vivamente il corso di Professional Coach per Manager di Growbp sia a tutti coloro che sono immersi nel mondo della vendita in prima persona, sia a coloro che gestiscono un team di venditori. Se non avessi avuto le conoscenze elargite in questo corso, non avrei mai potuto capire a fondo le dinamiche del mondo della vendita. La differenza tra la vendita e la non vendita è sottile, fatta di dettagli che possono fare la differenza: solo una preparazione adeguata può aiutare a coglierli e padroneggiarli.

Gabriele Verdecchia
Coach certificato ACC

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martedì 27 gennaio 2015

Ghost whisperer

spirit-394324_640Per chi non la conoscesse, Ghost Whisperer è una serie tv americana andata in onda fino al 2011. Aveva come protagonista una giovane donna con il dono di vedere e ascoltare gli spiriti dei defunti. Episodio dopo episodio, Melinda vive storie e affronta diverse situazioni nel tentativo di far passare oltre le anime, così che trovino la pace.
Dalla finzione alla realtà.
Le relazioni umane sono terreno fertile per la nostra crescita personale, lì dove, soprattutto, la sofferenza per un passaggio obbligato come la fine di un rapporto diventa inevitabile.
E spesso, una delle conseguenze è di rimanere con un piede fuori e uno dentro alla relazione, magari sotto forma di…fantasma!
Inconsapevolmente, presenze che decidiamo di continuare ad essere nella vita degli altri o che scegliamo di tenere accanto a noi. Agganciati al comune passato, cominciamo a percorrere un sentiero che porta più alla malinconia che alla concreta realizzazione di noi stessi.

Il cambiamento è sempre un processo che richiede il suo specifico percorso. Ognuno di noi ha i suoi ritmi, ma passato un tempo fisiologico di elaborazione, diviene chiara la necessità di definire il nostro nuovo Sé.

Chi siamo oggi, fuori dalla relazione? Che cosa ci piace o cosa non ci piace, cosa vogliamo per noi o su cosa pensiamo sia giusto concentrarci? I progetti di ieri sono cambiati oppure possiamo perseguirli ancora? Abbiamo sviluppato nuove preferenze, nuovi gusti, nuove curiosità? Che cosa ci piacerebbe tenere di quello che abbiamo conosciuto, imparato, vissuto fino a ieri?

Un fantasma per sua natura ha diritto alla pace.
Tu chi o che cosa vuoi lasciare andare?

Giada Ales
Personal&Life Coach

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venerdì 16 gennaio 2015

Voice Dialogue: cos’è e com’è utilizzato nel coaching

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Un articolo intitolato ”The state of play in coaching today” scritto da Anthony Grant ed altri Colleghi della University of East London pubblicato nel 2010, riporta una classificazione del coaching in base alle sue applicazioni.
Tale suddivisione divide il coaching in:
– Skill Coaching
– Performance Coaching
– Devolepmental Coaching.

Skill coaching: tratta competenze quali: public speaking, comunicazione, negoziazione e capacità di vendita.
Performance coaching: riguarda il miglioramento di performance in un tempo ben definito.
Il terzo è il Developmental coaching ed è su quest’ultima suddivisione che vorrei ci soffermassimo. Si riferisce ad un potenziamento delle abilità del Coachee nel saper accogliere ed accettare le sfide professionali e personali con successo attraverso una più approfondita consapevolezza di se stesso, della relazione con gli altri e dei sistemi che lo vedono coinvolto. 
Questo tipo di coaching lavora su più livelli: emozionale, valoriale e dei bisogni. Prevede la creazione di un ambiente di piena fiducia in cui il coachee possa esplorare liberamente i livelli, dove quindi la fase di esplorazione è favorita ed ampliata.
Ed è in questa fase di esplorazione, in questo tipo di coaching che si inserisce Voice Dialogue.   

Che cosa è Voice Dialogue?
Voice Dialogue è un metodo creato, dopo più di dieci anni di ricerche approfondite, da Hal e Sidra Stone, due coniugi, psicologi Americani. Questo metodo si applica alla teoria della Psicologia dei Sé. La teoria dei Psicologia dei sè si basa sull’analisi che dentro di noi ci sono diverse sub-personalità (vedi Jung, Berne- transazionale, Psicosintesi, Virginia Satir).

Che cosa sono queste sub-personalità?
Sono GRUPPI di emozioni, pensieri e comportamenti che creiamo a seconda dell’ambiente in cui cresciamo. Cresciamo in un determinato contesto e questo condiziona il nostro modo di pensare, vivere e agire.  Questo crea Parti primarie dentro di noi che formano la nostra Psicologia dei Sé.

Quando le persone si rendono consapevoli di questi Gruppi di Sub-Personalità che cosa ottengono da questa scoperta?
E’ molto difficile diventare consapevoli di questi Sé perché generalmente tendiamo ad identificarci con solo alcuni di loro. Quando siamo completamente identificati con alcuni nostri sé ignoriamo completamente l’esistenza di altri Sé dentro di noi. Il primo compito è diventare consapevoli di queste Sub-personalità Primarie che governano la nostra vita. Dobbiamo quindi separarci da loro per abbracciare tutte le nostri Parti – Prendere spazio. 

Che cosa vuol dire abbracciare tutte le nostre parti?
Significa che mentre ci identifichiamo con Sub-personalità Primarie, le parti opposte alle Primarie vengono rinnegate. Per esempio una delle Parti in cui molti di noi possono identificarsi è la Parte che ci fa FARE le cose. Corriamo, facciamo, non riusciamo a stare fermi neanche in ferie. Le agende piene, lamentiamo mancanza di tempo e quando ne abbiamo lo riempiamo facendo altre occupazioni. Questa Sub-personalità primaria, il FARE, porta inevitabilmente uno sbilanciamento sulla Parte dello STARE- ESSERE:  stare semplicemente senza fare. Per alcuni è inimmaginabile questa polarità, eppure più si alza il nostro Fare più si alza il nostro bisogno di stare-essere. In questo periodo, per esempio, vediamo emergere il bisogno di molte persone di seguire percorsi di meditazione, di contemplazione o corsi sulla mindfulness proprio per questa necessità di bilanciamento.    

Dove vanno tutte quelle sub-personalità che non vengono usate o rinnegate?
Tutte le nostri Parti non spariscono, vanno nei sogni, nelle intuizioni, nelle malattie o in comportamenti tanto più inaspettati e imprevedibili quanto più è rinnegata quella Parte. La misurazione di quanto è rinnegata una Parte o sub-personalità è la forza con cui giudichiamo gli altri o noi stessi, o la forza con cui siamo attratti da certe Persone e non da altre, la forza con cui rifiutiamo gli altri. Lì ci sono segnali molto forti di Sub personalità rinnegate.  

Se abbiamo Parti Primarie che governano la nostra vita e parti opposte rinnegate che cosa propone Voice Dialogue?
Voice dialogue è un metodo, un processo attraverso il quale la Persona in un ambiente protetto e facilitato possa sperimentare, vivere sia le sue Sub personalità Primarie che conosce bene sia le Sub personalità rinnegate. Grazie a Voice Dialogue impariamo a separarci da quei Sé con cui ci siamo identificati e abbracciare/integrare quelle parti di noi che sono state rinnegate durante la nostra crescita.

Come?
Vivendole e facendo esperienze di entrambe. A quel punto la Persona o Coachee può   iniziare un processo di consapevolezza che Hal e Sudra Stone chiamano l’IO CONSAPEVOLE in cui l’individuo gradualmente riesce a vedere le due sub-personalità ad abbracciarle integrandole. Quando sviluppiamo L’Io consapevole ci posizioniamo fra due nostre polarità: il nostro sé Primario e quello rinnegato. Quindi l’Io Consapevole non è uno stato ma è un processo sempre in divenire.  La chiarezza di noi stessi che acquisiamo nel processo di dis- identificazione con i nostri Sé.

Che cosa è veramente il potere di Voice Dialogue?
La separazione dai propri sé Primari e la scoperta dei Sé rinnegati crea una rivoluzione a livello di coscienza difficile da immaginare. Le persone sentono un senso di libertà piena, sentono un profondo senso di scoperta di nuove risorse mai immaginate prima. Un senso di uscire dalla prigione in cui i loro Sé Primari li hanno costretti. E’ Creazione di Risorse – quindi coaching.

Che cosa lega Voice Dialogue al coaching?
Senz’altro la creazione di risorse, un senso profondo di scelta consapevole. Usando il Voice Dialogue nelle sessioni i coachees vivono un salto di consapevolezza molto forte che crea un cambiamento immediato e profondo che si traduce subito nei comportamenti agiti. In  loro si sviluppa una visione più allargata delle proprie risorse ed un senso di libertà pieno. Di scelta piena. Inoltre durante la facilitazione del processo di Voice Dialogue il coach mette in atto le competenze ICF quali: Creazione di Fiducia, Presenza, Ascolto attivo, Comunicazione diretta, e creazione di consapevolezza.
Per esempio? Non c’è processo di Voice Dialogue se non con un ascolto profondo che esplori  le emozioni, il tono della voce, le pause, i silenzi e i comportamenti delle singole sub-personalità del cliente.
Esattamente quelli che sono i markers ICF? Esattamente. Voice Dialogue è esperienza e solo vivendolo se ne comprende la potenza. Mi auguro che parlandone più persone possano sperimentare questo metodo.  

Chi possono essere le persone interessate a vivere questa esperienza? Chiunque abbia da trattare temi in cui sente che fa fatica a prendere decisioni, a sciogliere un conflitto, a relazionarsi meglio con altre persone, sia in ambito aziendale che personale. La gamma delle persone a cui si rivolge Voice Dialogue è ampissima perché i temi su cui lavora sono quotidiani/aziendali.

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lunedì 1 dicembre 2014

Allenare la mente

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Perché parliamo di coaching? Il coach è un allenatore, dunque il coaching è allenamento. Sì, ma di che cosa? L’allenamento fisico, quello che si fa in palestra, serve a sviluppare le potenzialità di ogni singolo muscolo, così che in caso di necessità la persona abbia a disposizione risorse le più ampie possibili. In più, un corpo allenato e sano ci permette in generale una qualità della vita migliore: più attiva, più dinamica, più soddisfacente. Il lavoro mirato in palestra consente lo sviluppo anche, e soprattutto, di quelle parti che siamo soliti utilizzare di meno o per niente: durante ogni esercizio ci concentriamo su uno specifico muscolo e diventiamo consapevoli di quanto esso è in grado di lavorare e di quali potenzialità ancora inespresse possono essere liberate.

Se al corpo e ai muscoli sostituiamo i nostri pensieri, le nostre convinzioni, le abitudini e i comportamenti, otteniamo il campo di azione del coaching. Lavorando con un coach, la persona diventa consapevole dei propri comportamenti abituali, delle risorse ancora inespresse e di quelle reperibili altrove, fa chiarezza sui propri obiettivi e scopre come creare e rafforzare comportamenti nuovi e più efficaci. In un percorso di coaching l’attenzione e gli sforzi sono focalizzati su uno specifico obiettivo, organizzando e attuando le azioni più adatte per raggiungerlo all’interno delle circostanze di vita e di lavoro concrete e contingenti. Il ruolo del coach è quello di facilitare e accompagnare l’evoluzione della persona: la sua presenza facilita l’elaborazione di un metodo di lavoro, aiuta ad ampliare gli orizzonti, fornisce stimoli e supporto per mantenere costante e fruttuoso l’impegno richiesto da un cammino che per il coachee risulta nuovo e sfidante.

In questo senso, allora, il coaching è un allenamento: è un’attività sistematica, facilitata da un professionista esperto del metodo, che irrobustisce i “muscoli” della mente; rende ancora più efficaci i comportamenti esistenti, e – vincendo l’inerzia delle abitudini e delle convinzioni limitanti – allena la persona ad affrontare le situazioni con uno spirito diverso, con un approccio positivo, propositivo, dinamico e consapevole. Alla fine del percorso, come alla fine di un ciclo di allenamento in palestra, la persona si ritrova più forte e salda, pronta ad affrontare le sfide professionali e di vita con maggiori probabilità di successo.

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lunedì 10 novembre 2014

Cose che so fare e non so fare

Esistono le cose che io so fare e le cose che non so fare. Non quelle facili o difficili.
Quando ho ascoltato il breve filmato di Julio Velasco (lo trovate qui sotto), mi sono resa conto che tutto dipende davvero da dove e da come si guarda alle cose. Volendo apportare modifiche ai miei soliti allenamenti in piscina, sono da poco tornata ad un’antica passione: la corsa.
Ora. Quando correvo (in un anno che non cito per pudore), gli allenamenti si facevano con il professore di ginnastica sulla pista rossa delle Terme di Caracalla e tutto era, in fondo, semplice: il coach diceva “corri!” e io correvo. E vincevo. E il divertimento era tutto in questo.
Oggi, per quanto volontà possa mettere, se mi dicessi “Bè…corri no?!” credo che come minimo mi farei solo del male.
I miei primi allenamenti sono stati lunghe camminate. Variazioni di ritmi e terreni, ma solo camminate. Mentre mi riabituavo a sentire il corpo diversamente dal solito, la mente ha cominciato a metter su le trappole.
Camminare è facile, mi dicevo.
In fin dei conti, basta che aumenti il passo…fai le salite modificando il ritmo…arrivi a fare più km in meno tempo, e il gioco è fatto. Perché cara mia (ciliegina finale), non hai più l’età per correre…è troppo difficile!
Ecco. Appunto.
La mina vagante del depotenziamento mentale aveva colpito.
Così ho continuato a camminare ancora per un po’, modificando qui e lì qualcosa.
Eppure…ma è davvero così difficile correre per la me di oggi, mi son chiesta?
In aiuto sono arrivate proprio le parole di Velasco: non esistono cose facili o cose difficili. Esistono persone che sanno fare quelle cose ed altre che non sanno farle ma possono imparare. E io…che non so più come si corre…posso imparare di nuovo a farlo!
Dove volge il vostro sguardo: sulle difficoltà relative o su quanto potete imparare ciò che non sapete fare?

Giada Ales
Personal&Life Coach

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giovedì 7 novembre 2013

Provate qualcosa per 30 giorni

C’è qualcosa che avevate intenzione di fare, che volevate fare, ma che…alla fine non avete fatto? Matt Cutts dice: Provate qualcosa di nuovo per 30 giorni. Questo breve e spassionato intervento propone un metodo chiaro su come scegliere e raggiungere degli obiettivi. 

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mercoledì 23 ottobre 2013

Segui il Flusso a Roma

 

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“Segui il Flusso” è il libro di Claudia Crescenzi che verrà presentato ai lettori il 24 Ottobre prossimo, ore 18.00, alla Libreria Arion – Palazzo delle Esposizioni Via Milano, 15/17 a Roma. E’ l’occasione per farsi spiegare direttamente dall’autrice come sviluppare energia e consapevolezza. Ognuno di noi ha forza vitale ed energia da sviluppare e gestire per ottenere il massimo di ciò che desidera. Diventare consapevoli di sé, del proprio potenziale, e avere ben chiari gli obiettivi per far in modo che accada ciò che noi vogliamo. “Insegui il tuo flusso e abbi il coraggio di riprenderti la capacità di scelta. Nessuno te la può togliere” scrive l’autrice del libro Segui il flusso: un punto di vista applicabile, nella vita professionale e nella vita personale, per diventare registi del nostro percorso.

Scarica un estratto del libro.
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