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Newsletter GrowBP - Maggio 2012

L'energia del cambiamento

Mai come ora è stato così diffuso il desiderio di cambiare. Dalla politica alla situazione economica, dalla questione ambientale a quella sociale, dal clima in azienda alle prospettive future. Il cambiamento come unica possibilità.

Ma cos'è il cambiamento? Se il desiderio è così comune, cosa lo rende così difficile da realizzare?

Per cambiamento intendo un livello di transizione, di spostamento, che può avvenire negli individui, nei gruppi e nelle organizzazioni.

Un cambiamento a livello genetico rappresenta una mutazione; a livello della fisica rappresenta un passaggio da uno stato ad un altro. In ogni caso è necessario l'utilizzo di energia in misura tale da rendere possibile la transizione da una situazione (quella attuale) ad una diversa (il punto di arrivo).

Ciò che rende particolarmente "faticoso" il cambiamento è proprio l'utilizzo di energia che esso richiede. Cambiare un comportamento, anche il più banale, rappresenta una variazione nello schema attualmente utilizzato per affrontare una determinata situazione, schema con una sua efficacia (almeno fino ad ora).

Cambiare significa disapprendere quel comportamento derivato dall'utilizzo di uno schema. Si oppone resistenza al cambiamento proprio perché il processo di disapprendimento genera sensazioni di disagio ed ansia.

Per superare la resistenza al cambiamento è necessario l'impiego di una buona dose di energia individuale che possiamo chiamare motivazione. La necessità del cambiamento spesso nasce dall'insorgere di una paura (di carattere economico, politico, di sostenibilità ambientale, di coesione sociale, di speranza nel futuro) che rappresenta una disconferma rispetto allo schema fin qui utilizzato. Cambiare rappresenta assumersi dei rischi e delle precise responsabilità. Il rischio di sentirsi incompetenti nella transizione dal conosciuto al "non ancora sperimentato"; rischio di non riconoscere il valore per la propria identità nella nuova realtà; rischio di essere esclusi dal proprio gruppo di riferimento.
Per assumersi tutti questi rischi sono necessari due elementi fondamentali: la volontà e una meta ambiziosa da raggiungere. Cambiare lavoro, chiudere una relazione ormai esaurita, accettare un nuovo ruolo e nuove responsabilità per esempio, sono cambiamenti importanti derivanti da decisioni in un processo complesso di analisi.

Il primo elemento fondamentale di questo processo è la piena consapevolezza della situazione attuale (il dove siamo).
Avere il coraggio di rispondersi a domande quali "che ci faccio io qui?".

Il passaggio immediatamente successivo è la proiezione del proprio desiderio, visualizzare la propria meta ambiziosa (il dove voglio essere). Provare le sensazioni che si proveranno quando sarò lì.

Ora: come possiamo colmare il "gap"? Come faccio ad andare da un punto all'altro? Quali sono i passaggi cruciali che devo affrontare e come posso superarli?
In questo processo si affrontano e ci si raffronta con l'ansia che viene provocata dalle diverse fasi: l'ansia generata dal bisogno di cambiamento (devo cambiare se voglio essere fedele ai miei principi); l'ansia da apprendimento (sarò all'altezza della situazione?); ma anche il sentimento e la soddisfazione dell'arrivo.

La costruzione di questo percorso è, in buona sostanza, il processo che avviene all'interno di una relazione di coaching dove si analizzano e si affrontano le diverse situazioni fino alla definizione delle necessarie azioni che consentono di colmare il gap tra la situazione attuale e quella desiderata. Azioni che sono l'unico modo per realizzare il cambiamento: la transazione si realizza quando le energie poste in campo si concentrano e indirizzano verso la direzione attesa generando quelle azioni che consentono il movimento.

Senza azioni nessun cambiamento è possibile.

Bisogna muovere il primo passo e superare le proprie ansie per realizzare quello che davvero si vuole. Se lo si vuole davvero!

Edoardo Gironi
Executive Coach PCC


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